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CLARA MOSCHINI

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Ue, via libera definitivo alla politica agricola comune

Intervengono le associazioni: "ora impegno per attuare Pac a livello nazionale"

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva una politica agricola comune slegata dal Green Deal per volere della maggior parte degli Stati membri e che su questa base impegnerà il 32% del bilancio comunitario con 386 miliardi di Euro (38 destinati all’Italia) dal 2023 al 2027. Dopo tre anni di complessa negoziazione e l’accordo politico al ribasso raggiunto a giugno 2021 tra Commissione, Europarlamento e Consiglio, l’approvazione in plenaria dà l’ufficialità alla strada seguita dall’Europa. Il pacchetto di norme che regoleranno l’agricoltura del continente entrerà in vigore dal 1 gennaio 2023.

"Finalmente l’agricoltura europea avrà una nuova Pac che sostiene il reddito degli agricoltori e, nello stesso tempo, traguarda il settore verso la transizione ecologica". Così Cia-Agricoltori Italiani ha commentato il via libera dal Parlamento Ue alla riforma della politica agricola comune (vedi articolo EFA News del 23-11-21), spiegando che ora bisogna lavorare senza sosta alla costruzione di un piano strategico nazionale che tuteli la competitività del comparto, con aiuti e agevolazioni concrete alle imprese impegnate nell’obiettivo di un sistema produttivo più sostenibile.

Il presidente nazionale dell'associazione Dino Scanavino, ha commentato: "la riforma poteva essere scritta meglio, ma siamo a un buon punto di partenza. L’Europa agricola guadagna maggiore rispetto della sfera ambientale e sociale, che dovrà però muoversi in costante equilibro con la garanzia del reddito per gli agricoltori". Nel dettaglio tra il primo e il secondo pilastro, almeno il 60% delle risorse saranno dedicate alla nuova architettura verde, con il 25% delle risorse del primo pilastro da destinare agli eco-schemi. Un punto chiave per dare impulso all’agricoltura del futuro.

Sarà, inoltre, inglobata nella Pac anche la dimensione sociale, obbligatoria a partire dal 2025, ma da intendersi come un’ulteriore valorizzazione di una Pac rivolta anche alla collettività e ai lavoratori, senza ostacoli o aggravi burocratici. “La Pac deve rimanere, prima di tutto, la politica economica per gli agricoltori e, quindi, costante opportunità di sviluppo imprenditoriale, oltre che strumento utile a rigenerare e valorizzare le aree rurali. Per questo", aggiunge Scanavino, "è importante il lavoro di definizione del piano strategico nazionale, che deve consentire agli agricoltori italiani di essere all’altezza di tutti i cambiamenti”.

Sul tema è intervenuto anche il presidente di Coldiretti Ettore Prandini: "serve ora un piano strategico nazionale per la crescita e lo sviluppo con azioni semplici da applicare che garantiscano la giusta sostenibilità economica all’attività agricola". "In Europa occorre però coerenza nelle politiche Ue, dicendo 'Si' a tutte le misure che aumentano la trasparenza di processi e prodotti, attraverso l’obbligo dell’etichettatura d’origine, e che garantiscano competitività agli agricoltori europei sul piano mondiale promuovendo ed applicando il concetto della reciprocità negli standard produttivi in modo che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute", ha aggiunto Prandini. "Mentre va avversato ogni tentativo di banalizzazione ed omologazione del modello agricolo italiano ed europeo, dicendo quindi 'No' ai finanziamenti alla produzione di carne in laboratorio o all’introduzione di etichette a semaforo quali il Nutriscore", ha concluso. 

 

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EFA News - European Food Agency
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