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CLARA MOSCHINI

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Meno sfuso, più confezionato: effetto “sacchetto”nell’ortofrutta

Ismea fotografa le conseguenze dell’obbligo delle bioshopper in Italia

Gli italiani nel primo trimestre del 2018 hanno comprato più frutta e verdura confezionata rispetto a quella sfusa. E' l'istituto Ismea a fotografare le conseguenze dell'introduzione dell'obbligo dei sacchetti biodegradabili in Italia sulle vendite di frutta e verdura freschi tra i banchi dei supermercati della distribuzione moderna.

La ricerca evidenzia come nel primo trimestre del 2018 ci sia stata una buona flessione delle quantità vendute di “sfuso” del 3,5% ( -7,8% la spesa) a fronte di un’impennata senza precedenti degli acquisti di ortofrutta fresca confezionata (+11% in volume e +6,5% la spesa).

Il peso degli ortofrutticoli confezionati sulle vendite del comparto è salito infatti al 32% contro il 29% del primo trimestre 2017, nonostante, a parità di prodotto, i confezionati costino mediamente il 43% in più degli sfusi.

Si tratta, sottolinea l’Ismea, di numeri che evidenziano come la reazione dei consumatori abbia impresso un’accelerazione a un processo di sostituzione di per sé già in atto. Complessivamente, infatti, nei primi tre mesi del 2018 i consumi dei prodotti ortofrutticoli freschi e confezionati, sono cresciuti di quasi l’1% su base annua.

L’aumento ha riguardato essenzialmente gli ortaggi (+6%), le patate (+3%), la IV gamma (+3%) e gli agrumi (+6%), mentre il resto della frutta ha registrato un calo del 10% circa. La spesa delle famiglie, invece, ha registrato una riduzione del 2,5% per effetto del calo dei prezzi medi di tutte le principali categorie.

L’obbligo dei sacchetti biodegradabili in Italia è stato introdotto dalla legge 123/2017, emanata anche per recepire una direttiva dell’Unione europea in tema di materiali di imballaggio. La Direttiva Ue fissa degli obiettivi in termini di riduzione nell’utilizzo dei sacchetti di plastica per gli stati Membri e lascia loro una certa libertà d’azione. L’Unione europea stabilisce che, riguardo i bio shopper, gli Stati possano prevedere l’uso di strumenti economici come la fissazione del prezzo, imposte e prelievi, purché questi portino a una riduzione sostenuta dell’utilizzo di borse di plastica. In Italia si è deciso di esplicitare un costo per ogni singolo sacchetto.

Il confronto dei prezzi medi evidenzia che, a parità di prodotto, “i confezionati” costano mediamente il 43% in più degli “sfusi”, anche se non mancano le eccezioni costituite da prodotti di calibro o qualità superiore rispetto al confezionato. È il caso, ad esempio, degli agrumi e delle patate le cui vendite di sfuso avvengono a prezzi superiori rispettivamente del 6 e del 2%. Nel caso dei pomodori, invece, il “confezionato” costa ben il 75% in più dello “sfuso”.

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