La pasta italiana festeggia il capodanno con dazi Usa più bassi
Le tariffe passano dal 91,7% al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori
Il made in Italy della pasta tira un sospiro di sollievo. Nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, infatti, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha reso noto di avere effettuato alcune "valutazioni" sulla questione dei dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani: una "bastonata" sul made in Italy annunciata all'improvviso a settembre 2025 quando l'amministrazione Trump aveva deciso che, a partire dal 1° gennaio 2026, avrebbe imposto un dazio addirittura del 107% (leggi notizia EFA News).
La notizia della revisione a questi dazi è stata resa nota dl ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale italiano. Nella notte di capodanno, e dunque in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo 2026, sottolinea la nota ufficiale del Maeci, l'amministrazione Usa ha effettuato "un’analisi post-preliminare" che, di fatto, ha rideterminato in misura "significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre".
Dal 91,74% (che si sarebbe dovuto aggiungere da ieri 1° gennaio 2026 al dazio del 15% già imposto dalla Casa Bianca) le tariffe passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati: parliamo di Agritalia, Aldino, Antiche Tradizioni Di Gragnano, Barilla, Milo, Pastificio Artigiano Cav. Giuseppe Cocco, Pastificio Chiavenna, Pastificio Liguori, Pastificio Della Forma, Sgambaro, Tamma, Rummo, Castiglioni.
"La rideterminazione dei dazi - sottolinea la nota della Farnesina - è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. È anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive".
Sul tema dei dazi americani applicati negli Usa alle importazioni di pasta di alcune aziende italiane, la Farnesina ricorda che il 4 settembre 2025 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti aveva pubblicato i risultati preliminari sui dazi da applicare ai prodotti stranieri. Tra questi prodotti risultavano 13 marchi di pasta italiana accusati di presunte pratiche commerciali di esportazione verso gli Stati Uniti a costi inferiori rispetto a quelli di mercato (“dumping”). L’esito preliminare prevedeva l’imposizione di un’aliquota pari al 91.74%.
In particolare, le autorità statunitensi avevano imputato a due aziende designate come ‘rispondenti obbligatori’ (‘mandatory respondents’), ossia La Molisana e Garofalo, una cooperazione con l’indagine svolta carente o comunque insufficiente, e di conseguenza avevano applicato alle due aziende in questione (e anche alle rimanenti 11, tra cui Barilla) il livello tariffario massimo previsto dalla procedura.
Le aziende coinvolte, in particolare Garofalo e La Molisana, hanno immediatamente contestato quanto addebitato loro, asserendo di aver offerto sempre collaborazione piena e senza riserva. Il Governo italiano, tramite il Maeci (leggi notizia EFA News) ha fatto proprie queste argomentazioni, in una memoria difensiva ‘ad adiuvandum’ depositata per il tramite dell’Ambasciata a Washington, a cui si è affiancata un'analoga nota a sostegno depositata anche dalla Commissione Europea (leggi notizia EFA News) che ha definito la misura "sproporzionata" (leggi notizia EFA News).
Successivamente le stesse aziende coinvolte nell’indagine hanno fornito al Department of Commerce documentazione supplementare, sulla base della quale le autorità USA hanno svolto ulteriori approfondimenti sulle risultanze che avevano condotto alle decisioni preliminari di inizio settembre. Nel frattempo, la sospensione provvisoria (per 45 giorni) dell’Amministrazione USA a causa del cd. ‘shutdown’ ha determinato uno slittamento dei termini per la conclusione dell’indagine, inizialmente prevista per i primi giorni del 2026.
Alla luce dell’attività svolta nei mesi precedenti, ieri il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato alcune valutazioni - in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo - che riconsiderano in misura significativa l’entità dei dazi provvisori antidumping resi noti il 4 settembre, diminuendo i dazi a carico delle aziende italiane. Le aziende interessate hanno adesso facoltà, se lo ritengono, di presentare ulteriori osservazioni nei riguardi dei provvedimenti annunciati. Si rammenta infine che l’efficacia delle misure in questione resta sospesa fino a quando l’indagine non sarà stata conclusa (l’11 marzo). Di fatto, dunque, la procedura antidumping resta formalmente aperta e l'amministrazione Usa dovrà ora pubblicare le conclusioni finali.
Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida. "La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti - sottolinea il ministro - dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti. Abbiamo seguito sin da subito la vicenda, a ottobre a Chicago insieme all'ambasciatore Marco Peronaci avevamo dato un segnale importante: le istituzioni italiane non avrebbero abbandonato i produttori di pasta italiani. Oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l'Italia è forte e rispettata nel mondo".
EFA News - European Food Agency