It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Eurozona, segnali di debolezza dal manifatturiero

L'indice Hcob pmi a dicembre al valore minimo in 9 mesi: crolla la Germania

Emergono nuovi segnali di debolezza con un calo più rapido dei nuovi ordini e tagli alla produzione. Lo sostengono gli ultimi dati HCOB PMI divulgati oggi da S&P Global i quali hanno mostrato che a fine anno il settore manifatturiero dell'area euro ha subito una battuta d'arresto, con i livelli di produzione in calo per la prima volta dal febbraio scorso. 

L'indice HCOB PMI Manifatturiero dell’Eurozona, che misura lo stato di salute delle aziende manifatturiere dell’eurozona, è attestato a dicembre 2025 a 48.8 dal 49.6 di novembre 2025, e risulta il valore minimo in 9 mesi. L'indice, sotto la soglia neutra di non cambiamento di 50.0, indica un peggioramento più marcato delle condizioni operative delle aziende manifatturiere. In aggiunta, anche se con una contrazione relativamente lieve, l'ultimo mese dell'anno ha riportato il valore più basso dell'indice principale dal marzo 2025. L'indice HCOB PMI della Produzione Manifatturiera nell’Eurozona, sempre a dicembre, è a 48.9 da 50.4 di novembre, ed è valore minimo in 10 mesi.

La prestazione manifatturiera di dicembre è stata in calo in diverse economie chiave dell'area euro. La contrazione più rilevante è avvenuta in Germania, ultima nella classifica del Pmi manifatturiero di dicembre, con un indice a 40.7, minimo in 10 mesi, ossia il peggioramento più marcato delle condizioni del settore dal febbraio dello scorso anno: la Germania riporta, inoltre, il risultato più debole tra gli otto paesi monitorati dell'area euro.

I nuovi valori PMI sotto i 50.0 in Italia (47.9, minimo in 9 mesi) e Spagna (49.6, minimo in 8 mesi) hanno "rappresentato un rinnovato rallentamento nella parte meridionale dell'unione monetaria unica, anche se le condizioni delle aziende manifatturiere greche sono migliorate a un ritmo leggermente più rapido rispetto a novembre". La Francia (50.7, massimo in 42 mesi) ha contrastato la tendenza al ribasso delle letture nazionali del PMI manifatturiero, con il suo indice che ha segnalato la più forte espansione dal giugno 2022.

Dopo la crescita consecutiva di nove mesi, a dicembre, anche se con un calo che nel complesso è stato lieve, i volumi di produzione delle aziende manifatturiere in tutta l'area euro sono diminuiti. Tale riduzione ha contribuito al calo più rapido dei nuovi ordini ricevuti. L’ultimo peggioramento delle vendite è stato il secondo in altrettanti mesi e anche il maggiore dall'inizio del 2025. 

I sottoindici hanno mostrato che i nuovi ordini esteri, che includono il traffico intra eurozona, hanno ridotto il volume totale di nuovi ordini, con la domanda da parte dei clienti internazionali in calo al ritmo più rapido degli ultimi 11 mesi. Le aziende manifatturiere dell'Eurozona hanno ridotto i loro costi durante l'ultimo mese dell'anno. L'attività di acquisto è calata al massimo dal marzo dello scorso anno, mentre le scorte di materie prime e beni intermedi sono diminuiti in modo significativo.

Anche le giacenze dei prodotti finiti sono risultate al ribasso, sebbene al ritmo più lento da settembre 2024.In particolare, sono state evidenti crescenti pressioni nella catena di approvvigionamento per le aziende del manifatturiero dell'area euro. I tempi medi di consegna dei beni acquistati dai fornitori si sono allungati al livello massimo da ottobre 2022 e l'inflazione dei costi dei beni si è intensificata. 

Per quanto riguarda il personale, nell’ultimo mese del 2025 i tagli occupazionali nelle aziende manifatture sono stati elevati, e hanno esteso l’attuale sequenza di contrazione a poco più di due anni e mezzo. Infine, è migliorato a dicembre l’ottimismo delle aziende manifatturiere verso le prospettive di produzione per l'anno prossimo, risultando il maggiore da febbraio 2022, immediatamente prima che la Russia lanciasse la sua invasione su larga scala dell'Ucraina.

Commentando i dati PMI, Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato: "la domanda di beni manifatturieri provenienti dall'eurozona sta di nuovo rallentando, e ciò è particolarmente evidente con gli ordini significativamente inferiori, il lavoro invaso in calo e una continua riduzione dei livelli di magazzino. Non stupisce affatto quindi che in questo contesto le aziende continuino a ridurre il personale". 

"Il settore manifatturiero è ormai risultato in recessione quasi ininterrotta dalla metà del 2022 - prosegue l'esperto - Per il 2026, tuttavia, c'è speranza che il programma di stimolo economico tedesco e l'aumento della spesa per la difesa in tutta Europa diano nuova vita al settore. Molte aziende ovviamente la vedono così, poiché la fiducia che la produzione sarà più alta tra un anno rispetto a oggi è risalita da un livello già elevato".

"A dicembre - aggiunge de la Rubia - ci sono stati alcuni sviluppi regionali sorprendenti. Il settore manifatturiero spagnolo, che si era espanso quasi continuamente dal 2024, è ora leggermente in declino. I produttori francesi, invece, che sono praticamente in declino da tre anni, stanno mostrando a dicembre nuovi segnali di rivitalizzazione. Il forte calo delle industrie tedesca e italiana è un'altra delusione e le prestazioni relativamente buone in Grecia e Irlanda non possono compensare tutto questo". 

"Nel complesso - conclude l'esperto - non sarà facile per il settore manifatturiero dell'area euro prendere slancio nel 2026 anche se una politica fiscale espansiva potrebbe aiutare".

fc - 56446

EFA News - European Food Agency
Similar