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CLARA MOSCHINI

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Rinvio Mercosur, un danno per le imprese

Il ritardo potrebbe costare 1,5 miliardi di mancate esportazioni italiane

Mascarino (Federalimentare): "Restiamo convinti che per non vanificare l'azione del governo bisogna avviare subito l'accordo".

Non è neanche ancora incominciato che già si fanno i conti delle possibili perdite. Parliamo del Mercosur, il cui stop all'approvazione decretato dal Parlamento europeo con tanto di rinvio alla Corte di Giustizia europea (leggi notizia EFA News), oltreché rappresentare un problema politico per il Vecchio continente rappresenta un'impasse non da poco per l'export delle imprese del settore agroalimentare, soprattutto quello italiano.

"Il rinvio di 12 mesi costerà all'Italia almeno 1,5 miliardi di euro di mancato export - sottolinea il presidente di Federalimentare Paolo Mascarino, alla guida di un settore che fattura 200 miliardi di euro, 58 dei quali realizzati sui mercati esteri - A tanto infatti ammonta la crescita annua stimata delle esportazioni per l'intero made in Italy per effetto dell'intesa con i paesi dell'America Latina". 

"Restiamo convinti - aggiunge Mascarino intervistato da Il Sole 24 Ore - che per non vanificare l'azione del governo, bisogna avviare subito l'accordo col Mercosur anche perché l'obiezione giuridica che è stata sollevata dinanzi alla Corte di Giustizia europea è sulla forma ma non sulla sostanza dell'accordo. Per evitare gli effetti nefasti di questa manovra ostruzionistica è indispensabile dare applicazione provvisoria al Mercosur nelle more della decisione della Corte".

Dello stesso parere il settore salumi. "Confidiamo sulla possibilità che la Commissione decisa di implementare ugualmente l'accordo - spiega Davide Calderone, direttore di Assica, l'associazione degli industriali delle carni lavorate - Il che non vuol dire non ascoltare il parlamento europeo: noi confidiamo anche nei fatti che i magistrati Ue al termine dei loro approfondimenti non trovino nulla da ridire su un'intesa che è stata negoziata per ben 25 anni. Il punto è che, in questa difficile fase geopolitica, è indispensabile allargare gli spazi di libero scambio e potenziare il commercio internazionale e non certo chiudersi con politiche protezionistiche e daziarie che non  aiutano nessuno".

Uno dei settori che maggiormente mostra delusione per il mancato (momentaneamente mancato) accordo è quello del vino. "Prendiamo atto della decisione del parlamento europeo ma non possiamo nascondere il nostro rammarico e disorientamento - spiega il presidente Federvini, Giacomo Ponti - Il voto sulla richiesta di adire la Corte di Giustizia europea dopo un negoziato durato oltre vent'anni, giunge in un contesto economico globale delicato in cui le imprese hanno bisogno di certezze sul fronte degli scambi internazionali. L'accordo con il Mercosur rappresenta una preziosa opportunità di sviluppo e uno strumento essenziale di competitività: per questo auspichiamo che il dialogo tra parlamento, consiglio e Commissione porti a superare rapidamente questa impasse".

Dello stesso avviso l'Unione italiana vini secondo cui , a livello di dati, l'area sudamericana, che conta oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani in particolare: oggi, ad esempio, a causa dei dazi all'importazione, i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i fermi e al 35% per gli spumanti. I margini di crescita per il made in Italy sono ampi: l'import di vino in Brasile sfiora 500 milioni di euro l'anno e la quota italiana si ferma ad appena l'8% del totale.  

"Il voto del parlamento Ue non fa male solo alle imprese, fa male a tuta l'Europa - sottolinea Lamberto Frescobaldi presidente Unione italiana vini - Il voto è sacro. ma non possiamo non e rilevare come questa decisione fotografi un'Ue spaccata in un momento storico caratterizzato da tensioni commerciali. Il rinvio alla Corte di Giustizia Ue senza un'approvazione in via provvisoria equivarrebbe a un con gelamento dell'accordo fino a 18-20 mesi. Un ritardo che non ci possiamo permettere, ancor meno per il vino italiano che negli Stati Uniti chiuderà il 2025 con un calo del 9%".

Fc - 56945

EFA News - European Food Agency
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