Salumificio Fratelli Riva: fatturato a 110 milioni
Intervista esclusiva con l'ad del gruppo brianzolo
Salumificio Fratelli Riva è una delle realtà più dinamiche nel settore dei salumi di alta qualità che sta consolidando il lavoro sulle filiere certificate, estendendo progressivamente l’approccio anche alla materia prima nazionale. Lo scorso esercizio ha fatturato oltre 110 milioni di euro. Giuseppe Riva, Amministratore Delegato del gruppo basato a Molteno (LC), in questa intervista illustra il presente e il futuro del gruppo.
Ci può dare uno spaccato del fatturato? Quali sono i driver di prodotto?
Nel 2025 abbiamo registrato un fatturato intorno ai 110 milioni di euro, con una composizione produttiva ben definita. Il prosciutto cotto rappresenta il principale driver economico. In particolare, il prosciutto cotto affettato genera circa 45 milioni di euro, mentre il prosciutto cotto intero classico contribuisce per circa 30 milioni di euro. Nel complesso, il comparto dell’affettato vale circa 65 milioni di euro. Accanto a questo, le carni bianche stanno assumendo un peso sempre più strutturale: pollo e tacchino, considerando sia il prodotto intero sia l’affettato, sviluppano un fatturato complessivo di circa 14 milioni di euro. La restante parte del giro d’affari, pari a circa 18 milioni di euro, è riconducibile alle altre produzioni di salumeria – come porchette, coppe e specialità tradizionali – che ci permettono di valorizzare l’intera materia prima e di mantenere un equilibrio industriale complessivo.
Quanto pesano le esportazioni? Avete in programma di aggredire nuovi mercati?
Le esportazioni incidono attualmente per circa il 3% sul nostro fatturato. È una quota ancora contenuta, ma coerente con un percorso di internazionalizzazione che abbiamo scelto di gestire in modo graduale. Siamo già presenti in alcuni paesi dell’Est Europa, dove il prosciutto cotto italiano riesce a trovare spazi in segmenti di mercato specifici. Guardiamo all’estero come a un’area di sviluppo potenziale, da affrontare con un approccio selettivo. Ci concentriamo su mercati in cui qualità certificata, tracciabilità delle filiere e affidabilità industriale possano rappresentare elementi distintivi, in linea con il modello produttivo del Salumificio Fratelli Riva.
Che stime avete per l'esercizio appena iniziato?
Per l’esercizio in corso puntiamo innanzitutto al mantenimento dei livelli raggiunti. L’attenzione è rivolta allo sviluppo di alcune referenze, in particolare nel segmento delle carni bianche e di prodotti come porchetta e specialità affini, con l’obiettivo di incrementare questi ambiti senza modificare l’impostazione complessiva dell’attività produttiva.
Non escludete la crescita per linee esterne: avete dei dossier allo studio?
Non escludiamo la crescita per linee esterne, ma la affrontiamo con grande selettività. Nel corso degli anni abbiamo investito in modo significativo nell’innovazione dello stabilimento, dei processi produttivi e dell’organizzazione industriale, costruendo un modello che oggi può essere considerato all’avanguardia. In questo contesto, valutiamo eventuali acquisizioni o integrazioni di rami d’azienda solo in presenza di strutture di elevata qualità. Non avrebbe senso intervenire su realtà che richiederebbero investimenti di ristrutturazione o ammodernamento superiori al valore industriale o di prodotto dell’operazione. Al momento non ci sono dossier in fase avanzata.
Qual è l'identikit del vostro target ideale?
Se dovessimo individuare un identikit, guarderemmo esclusivamente a realtà eccellenti, dotate di impianti moderni, processi produttivi efficienti e un livello di innovazione già elevato. L’eventuale integrazione dovrebbe portare valore in termini di prodotto, competenze o specializzazione, senza richiedere interventi strutturali significativi. Un’altra tipologia di opportunità potrebbe essere rappresentata da realtà che producono referenze oggi non presenti nel nostro portafoglio e che ci consentirebbero di ampliare l’offerta in modo complementare, sempre a condizione che il livello industriale e qualitativo sia in linea con i nostri standard. La crescita, anche quando avviene per linee esterne, deve essere coerente con un modello industriale già fortemente strutturato e orientato al lungo periodo.
Come è stata accolta la vostra scelta antibiotic free?
Nel 2025, le referenze realizzate con carni allevate senza antibiotici hanno segnato un +32% circa, in termini di chili venduti, rispetto all’anno precedente. Dopo una fase iniziale in cui questo approccio veniva percepito come una proposta di nicchia, oggi è sempre più compreso e valorizzato. In particolare, la grande distribuzione mostra una crescente attenzione verso l’antibiotic free, che in diversi casi non viene più solo proposto da noi, ma viene esplicitamente richiesto.
Quale spazio vedete per questo genere di prodotto in Italia?
Il mercato italiano offre ancora margini di crescita importanti per i prodotti antibiotic free. I risultati ottenuti più di recente indicano che le attività commerciali avviate nel corso del 2025 producono effetti progressivi e duraturi, ampliando la base clienti e consentendo un consolidamento dei volumi anche sull’esercizio successivo. Parallelamente, la maggiore attenzione verso temi come antibiotico-resistenza, tracciabilità e benessere animale rende il contesto più favorevole rispetto al passato, con una disponibilità crescente anche da parte della grande distribuzione a valorizzare questo tipo di offerta.
EFA News - European Food Agency