Le proteine alternative arricchiranno l'Ue?
Le aziende di "carne finta" falliscono ma, secondo un report, il settore potrebbe produrre valore come il vino
Mentre il mondo della carne coltivata si batte il petto e recita il mea culpa, stando seduto sull'orlo del baratro, in Europa un report della società di consulenza sulla sostenibilità Systemiq, supportata dal Good Food Institute Europe, indica che le proteine alternative potrebbero generare 111 miliardi di euro di valore aggiunto lordo annuo entro il 2040, un contributo pari a quello dell'industria vinicola europea.
L'analisi, intitolata "Seizing the economic opportunity of alternative proteins in Europe", (cioè "Cogliere l'opportunità economica delle proteine alternative in Europa") posiziona gli alimenti di origine vegetale, le carni coltivate e gli ingredienti derivati dalla fermentazione come potenziali motori di crescita economica, competitività e creazione di posti di lavoro per il sistema alimentare del continente.
Il rapporto sottolinea che le proteine alternative, che spaziano dai prodotti di origine vegetale ai nuovi ingredienti ottenuti dalla fermentazione e alle carni coltivate in vitro, non rappresentano solo tendenze di nicchia per i consumatori, ma potrebbero costituire la spina dorsale di un nuovo ecosistema industriale.
Con modesti investimenti pubblici e politiche di sostegno nei prossimi 15 anni, il settore potrebbe sbloccare notevoli opportunità di mercato, una crescita dell'intera catena del valore e un significativo slancio delle esportazioni.
Non è facile credere a quanto riportato da Systemiq, vista la retromarcia che ha ingranato il settore, soprattutto negli Stati Uniti dove il mercato dei prodotti vegetali ha registrato una frenata significativa, con un calo del 17% nelle vendite di prodotti refrigerati nel 2025. Quel che è peggio, è che molte aziende hanno detto basta: dopo l'israeliana Believer Meats, un altro gruppo chiude i battenti, l'olandese Meatable, dopo un paio d'anni di sperimentazione (leggi notizia EFA News) mentre il colosso Usa Beyond Meat in piena crisi (Il titolo ha perso oltre il 53% dai massimi a fine ottobre 2025) prima toglie il "meat", cioè carne, dal nome (leggi notizia EFA News) poi dichiara apertamente (a gennaio 2026) di espandersi nel settore delle bevande funzionali con le nuove bevande Beyond Immerse drink ad alto contenuto proteico, passando dall'imitazione della carne a una strategia di crescita più ampia incentrata sulle proteine.
Ebbene, nonostante questo, la ricerca Systemiq indica che, ingranando decisi verso la carne coltivata, i principali dati economici a favore dell'UE sarebbero:
- 111 miliardi di euro di valore aggiunto lordo (VAL) annuo entro il 2040, ipotizzando una priorità strategica del settore, paragonabile a quella di prodotti di base europei di lunga data come il mercato del vino;
- mercato interno da 79 miliardi di euro lungo l'intera filiera delle proteine alternative, dalla produzione degli ingredienti alla trasformazione e distribuzione, all'incirca equivalente al PIL della Lituania nel 2024;
- 60 miliardi di euro di potenziale di valore delle esportazioni, posizionando l'UE come un polo globale nella bioproduzione alimentare avanzata, con livelli paragonabili alle attuali esportazioni dell'UE verso la Corea del Sud;
- 414.000 posti di lavoro qualificati nei settori scientifico, manifatturiero, agricolo e logistico, a supporto sia dei ruoli produttivi tradizionali che di quelli basati sulla tecnologia.
Il rapporto evidenzia, inoltre, che le proteine alternative possono rafforzare la sicurezza alimentare e la resilienza agricola diversificando la domanda di colture come piselli, fagioli e lenticchie, ampliando le opportunità per gli agricoltori e riducendo la dipendenza dalle materie prime importate.
Per realizzare questo potenziale, l'analisi sostiene che i responsabili politici dell'UE e nazionali debbano considerare le proteine alternative una priorità strategica. Le raccomandazioni principali includono l'aumento degli investimenti pubblici in R&S e il miglioramento dei percorsi normativi per aiutare le aziende emergenti a gestire in modo efficiente le procedure di approvazione dei nuovi alimenti, a vantaggio soprattutto delle piccole e medie imprese.
Non è un caso che l'ex ceo di Meatable, Jeff Tripician abbia dichiarato che le ragioni del fallimento dell'azienda olandese stanno in legislazioni troppo restrittive (Italia, Ungheria e sette Stati Usa hanno imposto il divieto assoluto alla commercializzazione) e nelle promesse eccessive fatte agli investitori, oltreché nel fatto che per prodotti come la carne coltivata sarebbero necessari tempi di sperimentazione più lunghi, intorno ai 10-15 anni, come avviene nel settore farmaceutico (leggi notizia EFA News).
Gli analisti suggeriscono che una spesa pubblica annua di circa 1,4 miliardi di euro, suddivisa tra ricerca, sviluppo di infrastrutture e regolamentazione di supporto, potrebbe generare investimenti del settore privato molto maggiori, accelerare la commercializzazione e rendere i prodotti europei competitivi a livello globale.
L'Italia
Sebbene il rapporto a livello UE offra un quadro generale, studi specifici per paese indicano un potenziale aggiuntivo. Ad esempio, un'analisi complementare di Systemiq incentrata sull'Italia sottolinea che, con investimenti coordinati e una visione condivisa a livello sociale, il settore italiano delle proteine alternative potrebbe evolversi da una fase iniziale a una fase di leadership, trasformando una delle culture alimentari più influenti dell'UE in un motore di crescita sostenibile.
Se si creano le giuste condizioni, sostiene il report, entro il 2040 le proteine alternative potrebbero rappresentare un'opportunità significativa per l'economia italiana. Potrebbero contribuire con 10 miliardi di euro di valore aggiunto lordo (VAL) all'anno entro il 2040, di cui il 20% proveniente dalla filiera più ampia (attrezzature, logistica e fattori produttivi). Potrebbero rappresentare un mercato interno per i prodotti finali proteici alternativi di quasi 6 miliardi di euro, il doppio del mercato interno italiano dell'olio d'oliva.
Oltre ai prodotti finali alimentari, il settore stimola le filiere di colture, materie prime, bioreattori e attrezzature di lavorazione, settori in cui l'Italia vanta già una forte presenza industriale. Considerando l'intera filiera, l'opportunità di mercato totale potrebbe superare gli 8 miliardi di euro. Le opportunità commerciali potrebbero raggiungere 3 miliardi di euro entro il 2040, paragonabili al valore delle esportazioni di pasta italiana nel 2022,5 posizionando l'Italia come polo della bioproduzione.
Il settore potrebbe supportare 31.000 posti di lavoro, tra cui ricerca e sviluppo, produzione, logistica e marketing, ma anche ruoli agricoli che forniscono input essenziali per il successo del settore.
EFA News - European Food Agency