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CLARA MOSCHINI

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Ue, dazi antidumping contro il mais dolce cinese

Tariffe al 54,3% sul prodotto importato per "ristabilire condizioni di concorrenza leale"

La Commissione Ue ha imposto dazi antidumping sulle importazioni nell'UE di mais dolce dalla Repubblica Popolare Cinese. I dazi antidumping definitivi imposti variano dal 31% al 54,3%. L'imposizione di questi dazi, sottolinea il comunicato ufficiale di Bruxelles, contribuirà a ristabilire condizioni di concorrenza leale sul mercato dell'UE tra il mais dolce importato dalla Cina e il prodotto di produzione nazionale. 

L'imposizione dei dazi, spiega la Commissione Ue, fa seguito a un'indagine durata 14 mesi, che ha rilevato che le importazioni di mais dolce dalla Cina entrano nell'UE a prezzi di dumping. Ciò sta danneggiando l'industria del mais dolce dell'UE, che impiega circa 3.500 persone in Francia, Ungheria, Italia, Polonia e Spagna. 

Il mais dolce è un prodotto alimentare destinato al consumo umano, solitamente venduto in lattina, ma anche in barattoli di vetro, tetrapak o buste. 

Il mercato UE del mais dolce vale 642 milioni di euro.

La Commissione Ue, lo ricordiamo, ha avviato l’indagineanti-dumping sulle importazioni nell’Ue di mais dolceproveniente dalla Cina il 9 dicembre 2025 dopo una denuncia presentata il 25 ottobre da Aetmd, Association européenne des transformateurs de maïs doux, l'Associazione europea dei trasformatori di mais dolce che promuove gli interessi comuni della comunità delle industrie europee di trasformazione del mais dolce (in scatola e congelato) e rappresenta più del 25% della produzione dell'UE per alcuni prodotti di mais dolce preparato. 

L'associazione, fondata nel 1993 e con sede a Parigi, ha avviato la denuncia contro la “massiccia importazione di mais cinese nell’Ue avvenuta tra il 2021 e il 2024: mais che, sempre secondo l'associazione sarebbe stato venduto “a prezzi eccessivamente bassi e in modo sleale”, tanto da minacciare la stabilità economica di produttori e agricoltori europei e dell’industria della conservazione del mais. 

Sempre secondo l'associazione, l’aumento delle importazioni è coinciso con il calo produttivo europeo dovuto alla siccità che ha caratterizzato i raccolti negli anni passati, soprattutto nel 2022. L'anno scorso Aetmd aveva fatto sapere che l’Ue avrebbe lavorato per imporre “dazi anti-dumping provvisori” potendo anche imporre “sanzioni retroattive” per “mitigare i danni” causati dall’accumulo delle scorte nel corso dell’indagine. 

La conclusione dell’indagine era prevista entro febbraio 2026, e l'Ue ha rispettato tale previsione, anche se l’industria del mais dolce conservato attendeva un esito positivo sui dazi già a partire dal 2025. L’Aetmd, l'anno scorso, ha avviato anche una procedura di rinnovo per il prolungamento dei dazi anti-dumping sul mais dolce in scatola proveniente dalla Thailandia, in vigore dal 2007.

D'altro canto è pur vero che Pechino, già a inizio 2025, ha annunciato la selezione di nuove varietà di soia e mais, parte di una strategia volta a garantire la sicurezza alimentare. L'attenzione del governo cinese, infatti, è stata ribadita come rivolta a cinque colture chiave (mais, riso, grano, soia e colza) e al migliore utilizzo e coordinamento di terreni di buona qualità, semi di alta qualità, macchinari e pratiche agricole. Il ministero, un anno fa, ha confermato che l'obiettivo è “aumentare la produzione di cereali di 50 milioni di tonnellate entro il 2030” puntando quindi a un aumento del 7% rispetto al raccolto record di cereali del 2024 (leggi notizia EFA News).

Fc - 57357

EFA News - European Food Agency
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