L'Ue fa l'elefante nella cristalleria
Da marzo dazi al 91% sull'import di oggetti per la tavola in porcellana cinese: le imprese italiane protestano
Non ha sortito effetto la lettera inviata pochi giorni fa da una serie di imprese italiane (fra cui Barilla, Ovs, Upim, Tognana Porcellane, Geminiano Cozzi Venezia 1765) assieme ad altre francesi, tedesche e austriache, per cercare di limitare al minimo la presa di posizione dell'Ue sul tema dell'importazione delle porcellane cinesi. Si tratta di importatori, utilizzatori, produttori e distributori di articoli da tavola e da cucina in ceramica che chiedevano di non alzare di un ulteriore 79% i dazi sulla porcellana cinese importata a partire da marzo.Ebbene, la Commissione UE ha risposto picche.
Con il Regolamento di Esecuzione 2026/274 emanato il 6 febbraio, ha sancito l’adozione da parte dell’Unione Europea di un dazio unico del 79%, che si aggiunge al dazio doganale ordinario praticato finora e pari al 12%: la somma, da marzo in poi, fa una tariffa del 91% sulle importazioni di oggetti per la tavola e la cucina in ceramica e porcellana di origine cinese.
Una "drastica decisione" che "avrà gravissime ripercussioni sulle imprese del settore e sui consumatori", stando all’allarme lanciato da ART, l’Associazione di rappresentanza delle imprese italiane della distribuzione, importazione, produzione e commercio al dettaglio di articoli per la tavola, la cucina e la decorazione della casa.
Secondo ART, che si unisce in questo senso alle preoccupazioni manifestate da altri attori della filiera, l’aumento del dazio avrà l’effetto di rendere "non più economicamente sostenibile" l’importazione di moltissimi articoli oggi alla base dell’assortimento commerciale nei settori della casa, della ristorazione, dell’ospitalità, della distribuzione alimentare e non alimentare.
La Cina produce i due terzi degli articoli da tavola e da cucina in ceramica e porcellana mentre l’industria dell’Unione Europea “pesa” circa il 3% in questo mercato. stando così le cose un dazio al 91% rischia di avere conseguenze estremamente gravi:
- rischia di determinare l’aumento dei prezzi al consumo per i prodotti di fascia bassa e media di uso corrente in una misura stimata del 50%/60%;
- rischia di causare il blocco degli approvvigionamenti, la crisi o, addirittura, la chiusura delle imprese di importazione con iper esempio conseguenti costi sociali;
- rischia anche di determinare l’abbandono, da parte di imprese e consumatori, dei prodotti in ceramica e porcellana a favore di prodotti in materie alternative (o monouso) che hanno una durata nettamente inferiore e che comportano un non trascurabile impatto ambientale in fase di smaltimento.
ART ritiene che quella varata dall'Ue sia una misura "incompatibile" con i principi di proporzionalità, adeguatezza ed equilibrio richiamati dalla normativa europea. “Nutrivamo la speranza che la Commissione Ue ci ripensasse, ma purtroppo così non è stato - afferma il presidente di ART, Angelo Maino - La produzione cinese non è realisticamente sostituibile nel breve/medio periodo con nessun’altra produzione. Un dazio del 79% non potrà perciò ridare spazi di competitività all’industria europea del settore con l’unico risultato di minare gravemente il mercato dell'importazione senza creare una reale alternativa produttiva. Giusto difendersi dalla concorrenza sleale, ma con equilibrio, quello che è mancato nell’assumere una decisione che consideriamo sconsiderata e dannosa”.
Dieci giorni fa circa è stata inviatra la lettera al commissario Ue al Commercio Maroš Šefcovic (e in copia alla presidente Ursula von der Leyen): mittente, come abbiamo detto, è stato un gruppo di società italiane, fra cui Barilla, Ovs, Upim, Tognana Porcellane, Geminiano Cozzi Venezia 1765, che chiedevano a gran voce all’Unione Europea un intervento urgente. La questione è presto diventata un caso, classificato come Ue R831: un caso previsto dalla Commissione Ue come azione anti-dumping nei confronti di Pechino, accusata di aiuti di Stato nei confronti delle aziende produttrici di ceramica che viene esportata.
Le imprese italiane ed europee che hanno sottoscritto la lettera ricordano che quasi il 60% della porcellana europea è importata da anni dalla Cina, visto che nel Vecchio Continente ormai sono rimaste molto poche le fabbriche specializzate. Inoltre, sottolineano le imprese nella missiva, "il governo cinese ha deciso di eliminare l'attuale rimborso fiscale del 9% sulle esportazioni di ceramica e porcellana entro il 1° aprile 2026".
Come spiega Antonio Tognana, ceo di Geminiano Cozzi Venezia 1765, "oggi l'Europa importa dalla Cina oltre il 58% della porcellana e ceramica da tavola, mentre riesce a produrre non oltre il 27% dei fabbisogni complessivi del mercato. Il segmento Bone China poi, più ristretto e di fascia alta, non è affatto prodotto in Europa e in Italia giunge il materiale semilavorato che viene poi trasformato, decorato, ricotto nei forni e portato a prodotto finito".
"Se i prezzi dovessero raddoppiare con l'introduzione, a marzo dei nuovi dazi - aggiunge Tognana - la certezza, a questo punto è che il consumatore finale rallenti gli acquisti con un effetto deprimente anche sulle imposte dirette ed indirette come l'Iva. Che cosa accadrebbe poi a ospedali, mense di case di riposo e scuole che dovrebbero investire molto di più nelle stoviglie? Per non parlare del rischio che il governo debba intervenire con i sussidi di disoccupazione sulle società importatrici italiane colpite dai dazi e su tutto il comparto interessato". L’imprenditore veneto chiede quindi "di riportare il tutto alla situazione attuale, appena riconfermata l’8 ottobre 2025 per i prossimi 5 anni a venire. Non c’è infatti alcuna fondata spiegazione per triplicare i dazi solo un mese dopo la riconferma. Sarebbe una forma di autolesionismo".
Fra le aziende europee che condividono il progetto vi sono la multinazionale francese Ecf, le italiane Pengo e General Trade (collegata al Gruppo VéGé), le tedesche Ritzenhoff&Breker, Asa, le austriache Maeser e Sandra Rich; i negozi indipendenti e le catene di negozi al dettaglio e di grandi magazzini come l’italiana Ovs, Croff ed Upim, Thun e Kasanova, le tedesche/austriache Kaufgut, Metro, Nkd, Interspar; le società di promozione come Promotica o Iniziative Group; le maggiori industrie alimentari come Barilla, o della torrefazione del caffè come Club House e Cafes Richard; le aziende produttrici di porcellane da tavola come Pve e Tognana Porcellane; le aziende decoratrici e trasformatrici come De.Al, Falcone).
EFA News - European Food Agency