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Carne equina. Nocco (FdI): "Divieto penalizzerebbe un intera filiera"

Senatrice annuncia che si farà portavoce delle istanze del comparto produttivo e dei consumatori

La proposta di legge sul divieto di macellazione della carne equina (leggi notizia EFA News) è stata appena depositata alla Camera e sta già polarizzando e accendendo il dibattito politico. Nella società civile, spiccano i commenti allarmati dei macellatori e rivenditori del prodotto, mentre gli animalisti plaudono per la classificazione degli equini come "animali da affezione" ai sensi della proposta di legge.

Va ricordato che la carne di cavallo vanta una tradizione culinaria piuttosto rinomata e radicata in varie zone d'Italia. Alcune preparazioni sono riconosciute come Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Pat) dal Masaf, come gli sfilacci di cavallo del Veneto, i pezzetti salentini in Puglia e il caval pist parmense dell’Emilia-Romagna, senza contare le tradizioni di altre regioni, dalla Sicilia alla Lombardia, dal Piemonte alla Campania, dal Lazio alla Basilicata. In molte di queste realtà rappresenta una componente storica della gastronomia locale, sostenuta da macellerie specializzate, filiere territoriali e consumatori che ne preservano le consuetudini alimentari.

Tra i parlamentari che hanno espresso la loro contrarietà al divieto, figura la senatrice Maria Nocco (Fratelli d’Italia) che, in primo luogo, premette: "La legge ha solo iniziato il suo iter in Commissione a Montecitorio; un lungo percorso parlamentare che prevede confronti, audizioni e approfondimenti tecnici. Non vi sono effetti immediati sull’ordinamento vigente. Comprendo le preoccupazioni, ma oggi siamo solo all’inizio di una discussione dove mi farò portavoce delle istanze del comparto produttivo e dei consumatori”.

Secondo la senatrice Nocco, siamo in ogni caso, "davanti a una proposta che rischia di diventare una legge capestro perché vieta la macellazione in Italia senza impedire il consumo, aprendo di fatto la strada alle importazioni dall’estero. Il risultato sarebbe semplice: penalizzare le imprese italiane, favorire prodotti stranieri spesso meno controllati e indebolire una filiera che oggi opera nel rispetto di regole stringenti”.

In una nota, la parlamentare di centrodestra menziona poi alcuni dati. Secondo l’Annuario dell’Agricoltura Italiana 2023 (Crea/Istat), il comparto equino vale circa 40mila tonnellate e 110 milioni di euro di produzione annua. "Numeri che raccontano occupazione, investimenti e professionalità. Una domanda reale che esiste e che non si cancella con un divieto formale".

Sulla questione è intervenuta anche Uniceb – Unione Italiana Filiera delle Carni evidenziando come “animale d’affezione” e “benessere animale” non siano concetti sovrapponibili e segnalando gli impatti economici, occupazionali e sanitari di un divieto generalizzato.

“Il benessere animale è un principio che condividiamo pienamente", conclude la senatrice di Fratelli d’Italia, "ma si tutela rafforzando controlli e standard, non distruggendo un comparto. Il cambiamento culturale, quando c’è, non nasce per legge ma dall’evoluzione delle sensibilità e dal libero arbitrio dei cittadini. Questa norma troverà una ferma opposizione da parte di chi ha posto concretamente l’agricoltura al centro delle politiche del Paese e lo ha dimostrato con i fatti. Difenderemo lavoro, imprese e consumatori italiani”.

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EFA News - European Food Agency
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