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CLARA MOSCHINI

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Export italiano su, anche verso gli Stati Uniti (in barba ai dazi)

Unimpresa: merito del pharma, soffre l'agroalimentare

Nel 2025 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono aumentate del 7,2% in valore, nonostante l’inasprimento dei dazi doganali introdotti dall’amministrazione americana nel corso dell’anno. Lo sottolinea l'ultimo report del Centro studi di Unimpresa secondo cui il dato assume particolare rilievo perché "arriva in un contesto di maggiore incertezza commerciale e di barriere tariffarie più elevate, che avrebbero potuto comprimere la domanda di prodotti italiani". 

Gli Stati Uniti hanno rafforzato il proprio peso nel commercio estero italiano: la quota sul totale dell’export è salita dal 10,4% al 10,8%, confermando il mercato americano come secondo sbocco commerciale dopo la Germania. Considerando solo i mercati extra-area euro, la quota statunitense supera il 20%. Anche sul fronte dell’import si è registrata una forte espansione (+35,9%), segnale di un’intensificazione complessiva degli scambi bilaterali.

Secondo Unimpresa, la crescita dell’export verso gli Usa è stata trainata soprattutto dalla farmaceutica (+55,2% nel 2025, quarto anno consecutivo di crescita a doppia cifra) e dagli altri mezzi di trasporto (navi e aeromobili). Molto dinamiche anche le esportazioni di navi (+111%) e di aeromobili e componentistica (+290%), comparti caratterizzati da elevato valore unitario e da una domanda meno sensibile al ciclo. 

Escluse farmaceutica e mezzi di trasporto pesanti, le esportazioni verso gli Stati Uniti avrebbero registrato una flessione (-1,9%, che diventa -5,9% escludendo anche gli altri mezzi di trasporto). Ciò evidenzia come le tensioni tariffarie abbiano comunque inciso su ampie aree del manifatturiero, tra cui automotive, agroalimentare e chimica, ma il made in Italy, complessivamente, ha sterilizzato i dazi introdotto dal governo americano. 

Al netto del comparto farmaceutico, nel 2025 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno registrato una contrazione dell’1,9%, che diventa del 5,9% escludendo anche il settore degli altri mezzi di trasporto. Questo dato evidenzia come i flussi commerciali siano stati comunque penalizzati dall’incertezza e dall’aumento delle barriere tariffarie che hanno caratterizzato l’intero anno. Tra i comparti più colpiti si segnalano l’automotive, in forte flessione per il secondo anno di fila, l’agro-alimentare e la chimica.

Sul versante opposto, è stato proprio il settore chimico a guidare la crescita dell’import italiano di beni statunitensi, accentuando una tendenza già avviata dal 2023. Si tratta in prevalenza di prodotti della chimica organica impiegati come principi attivi nell’industria farmaceutica.

Nel complesso, tuttavia, la dinamica americana ha contribuito in modo significativo al recupero dell’export italiano totale, che nel 2025 è cresciuto del 3,3% in valore, dopo la contrazione dello 0,5% del 2024. Al netto dell’energia, l’aumento è stato del 3,7%. In termini reali, la crescita si è attestata allo 0,7%, interrompendo due anni consecutivi di cali dei volumi nell’ordine del -3%. 

"I dati sul commercio estero del 2025 confermano che il sistema produttivo italiano sa reagire anche in contesti complessi e caratterizzati da tensioni commerciali - spiega il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora - L’aumento dell’export verso gli Stati Uniti, nonostante l’inasprimento dei dazi, dimostra la solidità di alcuni nostri comparti strategici, a partire dalla farmaceutica e dall’industria ad alta specializzazione. Il 2025 ci restituisce un segnale di competitività e di credibilità internazionale delle nostre imprese". 

"La capacità di presidiare un mercato esigente come quello statunitense in una fase di maggiore protezionismo - prosegue Spadafora - è la prova che il valore aggiunto, l’innovazione e la qualità restano le leve decisive per affermarsi. La ripresa delle esportazioni contribuisce a rafforzare l’equilibrio dei conti con l’estero e a sostenere la crescita economica complessiva". 

"Occorre consolidare questi risultati con politiche industriali mirate - osserva Spadafora - sostegno agli investimenti e un contesto normativo stabile, affinché la spinta dell’export si traduca in maggiore occupazione e sviluppo diffuso sul territorio. Le nostre imprese hanno dimostrato di saper competere anche in presenza di barriere tariffarie più elevate. Sta ora alle istituzioni accompagnare questo sforzo con scelte coerenti e lungimiranti, rafforzando la presenza italiana nei mercati strategici e sostenendo l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese".

Per quanto riguarda le importazioni in volume, gli acquisti dall’estero sono saliti del 2%, con i prezzi in aumento dell’1,1%: fa eccezione il comparto energetico, dove il calo dei prezzi ha accentuato la riduzione degli acquisti di prodotti energetici in valore, scesi del 6,9%. Il saldo della bilancia commerciale ha segnato un miglioramento, portandosi a 50,7 miliardi di euro nel 2025 dai 48,3 miliardi del 2024. 

Il principale fattore alla base di questo risultato è stata la riduzione del disavanzo energetico, sceso a -46,9 miliardi dai -54,3 miliardi dell’anno precedente. In senso contrario, il surplus al netto della componente energetica ha subito un ridimensionamento, passando da 102,6 a 97,7 miliardi. 

Sul fronte degli scambi con i partner dell’area euro, il deficit è rimasto sostanzialmente stabile (-9,9 miliardi rispetto ai -10 miliardi del 2024), per effetto di dinamiche differenziate: il surplus nei confronti della Francia si è mantenuto invariato a +17,6 miliardi, il deficit verso la Germania si è leggermente ampliato da -12,7 a -13,4 miliardi, mentre l’avanzo con la Spagna è cresciuto in misura rilevante, passando da 0,6 a 5,1 miliardi. 

Guardando ai partner extraeuropei, si è ridotto il surplus con gli Stati Uniti, da 38,9 a 34,2 miliardi, e con la Turchia, da 5,8 a 1,3 miliardi. In miglioramento invece i saldi con la Svizzera, salito da 14,4 a 19,7 miliardi, e con il Giappone, cresciuto da 3,8 a 4,4 miliardi. Si è ulteriormente aggravato il disavanzo con la Cina, che ha raggiunto un nuovo record storico a -46,3 miliardi, dai -36,7 miliardi del 2024.

Sul fronte dell’import, il principale impulso è arrivato dagli acquisti provenienti dagli Stati Uniti e dalla Cina, composti in prevalenza da prodotti chimici. Rilevanti anche le importazioni di beni agro-alimentari, farmaceutici e macchinari dai paesi dell’Unione Europea. Più limitato invece il contributo proveniente dal resto del mondo, con un calo degno di nota riguardante le importazioni di prodotti energetici dai paesi dell’OPEC e dalla Russia, influenzato anche dalla riduzione dei prezzi.

Fc - 57897

EFA News - European Food Agency
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