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CLARA MOSCHINI

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Bologna: riapre caseificio del carcere

Granarolo ha riavviato la produzione di caciotte

E' stato re-inaugurato oggi il caseificio della casa circondariale Rocco D’Amato (detta Dozza) di Bologna avviando una produzione di caciotte che offrirà formazione e lavoro ai detenuti.  Alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone, del cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, del sottosegretario di Stato al ministero della Giustizia Andrea Ostellari, del presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale e del sindaco di Bologna Matteo Lepore, il direttore del Carcere Rosa Alba Casella, il presidente di Fare Impresa in Dozza Maurizio Marchesini e il presidente di Granarolo S.p.A. Gianpiero Calzolari hanno rappresentato l’alto valore sociale di questa iniziativa, nata dall’esperienza pregressa di Fare Impresa in Dozza e certamente in grado di offrire speranza ai detenuti che vi lavoreranno. Sono intervenuti anche il presidente di Camst Group Francesco Malaguti e il presidente di Coop Alleanza 3.0 Domenico Trombone.

Il caseificio, che ha lavorato per poco delle mozzarelle, è stato ripristinato dall’intervento di Granarolo e convertito alla produzione di caciotte. Il latte, donato dalla cooperativa di allevatori Granlatte-Granarolo, viene pastorizzato nel vicino stabilimento Granarolo di Via Cadriano e trasportato e lavorato nel caseificio del carcere per avere caciotte di alta qualità, prodotte dai detenuti, remunerati secondo quanto previsto dal contratto nazionale.  Al fianco dei detenuti maestri casari, manutentori, responsabili della sicurezza e della qualità della galassia Granarolo.

“La riapertura del caseificio dopo anni di inattività costituisce un traguardo importante che abbiamo perseguito con Granarolo e Fid, perché consente di implementare posti di lavoro alle dipendenze di aziende esterne. Tali opportunità lavorative rappresentano la base di percorsi rieducativi concreti ed effettivi per abbattere il rischio di recidiva”, ha commentato il direttore del Carcere Rosa Alba Casella. “Bisogna infatti evitare che i detenuti escano e si ritrovino nelle stesse condizioni di marginalità in cui hanno commesso il reato”.

“Abbiamo deciso di produrre caciotte e non mozzarelle, come avveniva nel 2020 nei pochi mesi di lavoro del caseificio, per tante ragioni: la caciotta è un prodotto distintivo e duttile, ha una shelf life più lunga di una mozzarella e dunque c’è più tempo per portarla sul mercato, ma soprattutto è un formaggio che ha bisogno di cura nel tempo e insegna il valore positivo del cambiamento. Si tratta di un’esperienza di lavoro in grado di generare competenze rare e ricercate dal mercato. Un buon casaro impiega qualche anno a formarsi, motivo per il quale nella rosa dei candidati a ricoprire le posizioni si è puntato su detenzioni medio lunghe nella consapevolezza che stiamo lavorando soprattutto sul momento successivo al carcere. La caciotta racconta a chi la gusta la pazienza e la cura necessarie per far maturare un risultato buono e duraturo, proprio come un percorso di riscatto. Un grazie sincero alla Direzione del Carcere della Dozza, per aver strenuamente sostenuto la rinascita del caseificio, a Fid per aver messo a disposizione la propria decennale esperienza di lavoro in carcere e ai nostri clienti Coop Alleanza 3.0 e Camst per aver sposato senza indugi il nostro progetto”, ha commentato Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo.

Nel 2025 si sono sperimentate le produzioni e le stagionature in fase di formazione. A marzo 2026 sono partite le assunzioni e ad aprile le prime produzioni di caciotte per Coop e Camst. L’auspicio è che accanto a questi canali di distribuzione e agli spacci del fresco Granarolo di via Irnerio e via Cadriano, nascano altri punti vendita, portando sulle tavole di tanti consumatori un prodotto che racchiude una doppia storia di eccellenza: quella della più grande filiera italiana del latte e quella di un’opportunità che diventa futuro.

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