Clessidra/2. Ottaviano: "Puntiamo all'agrifood ad alto valore aggiunto"
Intervista esclusiva col ceo di Clessidra Private Equity sgr
Il fondo Clessidra Capital Partners Green Harvest, fondo di investimento alternativo di tipo chiuso focalizzato sulle aziende operanti nell’ampio settore agrifood italiano, ha chiuso un secondo closing (vedi articolo di EFA News), portando la raccolta a oltre 150 milioni di euro.
Andrea Ottaviano , Ceo di Cessidra Private Equity SGR, in questa intervista esclusiva a EFA News spiega gli obiettivi e i target della società.
Quanto contate di raccogliere ancora entro la fine dell’anno?
Con il secondo closing abbiamo già superato il target iniziale di raccolta, arrivando a oltre 150 milioni di euro. Il fondo ha un hard cap a 200 milioni e il processo resterà aperto fino alla fine del 2026 per accogliere ulteriori investitori. Non diamo indicazioni puntuali sull’ammontare incrementale atteso, ma l’obiettivo è avvicinarci progressivamente alla soglia massima, compatibilmente con la qualità e il profilo degli investitori che entreranno nel fondo.
Quanti nuovi investitori sono entrati nel fondo?
Il secondo closing ha visto l’ingresso di investitori istituzionali di primario standing, tra cui il Fondo europeo per gli investimenti, oltre alla conferma del Fondo Italiano d’Investimento e del supporto degli investitori storici del Gruppo. Preferiamo non commentare il numero puntuale dei sottoscrittori, ma il dato più rilevante è la qualità della base investitori, che conferma l’interesse per una strategia focalizzata sull’agrifood italiano, sulle PMI e sulla sostenibilità.
Quale target di investitore contate di attrarre per arrivare al closing?
Guardiamo principalmente a investitori istituzionali, fondazioni, casse previdenziali, fondi pensione, family office e investitori privati qualificati che condividano una visione di lungo periodo. Green Harvest unisce una strategia finanziaria di private equity a un chiaro orientamento alla decarbonizzazione e alla sostenibilità, essendo classificato articolo 9 SFDR. Inoltre, il fondo è conforme alla normativa PIR, con un regime fiscale preferenziale per determinate categorie di investitori, tra cui fondi pensione e investitori individuali. Questo lo rende particolarmente interessante per chi cerca esposizione all’economia reale italiana, con focus su PMI agrifood ad alto potenziale.
Avete altre acquisizioni in pipeline?
Sì, abbiamo già individuato una pipeline qualificata di opportunità, alcune delle quali sono in fase di analisi avanzata. Il nostro obiettivo è selezionare aziende coerenti con la strategia del fondo: PMI dell’agrifood italiano con modelli di business solidi, potenziale di crescita organica e per acquisizioni, vocazione internazionale e attenzione concreta alla sostenibilità. Con Green Harvest puntiamo a costruire un portafoglio di circa 8-10 investimenti complessivi.
Quali settori dell’agribusiness sono particolarmente interessanti in questa fase?
Vediamo opportunità in diverse nicchie dell’agrifood ad alto valore aggiunto. In particolare, ci interessano i segmenti legati al “better for you”, agli alimenti funzionali, al biologico, al gluten free, al vegan, ai prodotti premium Made in Italy, alla nutraceutica, all’agritech, al food processing equipment e al packaging sostenibile. Sono comparti sostenuti da trend strutturali: attenzione alla salute, qualità, tracciabilità, sostenibilità ambientale e domanda internazionale per prodotti italiani distintivi. Laurieri, il primo investimento del fondo, è un esempio concreto di questa impostazione: un’azienda con forte export, prodotti premium e possibilità di crescita industriale e geografica.
Dal vostro punto di visuale il settore come sta affrontando questo periodo complesso?
L’agrifood italiano sta affrontando una fase certamente complessa, tra inflazione, pressione sui costi, tensioni geopolitiche, evoluzione dei consumi e possibili barriere commerciali. Tuttavia, resta una filiera molto resiliente, solida e strategica per il Paese. Le aziende migliori stanno reagendo investendo in efficienza produttiva, innovazione, internazionalizzazione e sostenibilità. Il Made in Italy mantiene un forte appeal globale e molte PMI familiari hanno prodotti eccellenti, ma necessitano di capitali, managerializzazione e supporto industriale per scalare. È esattamente lo spazio in cui intendiamo operare.
Quali sono le maggiori criticità da superare?
Le principali criticità sono la frammentazione del settore, la dimensione spesso ancora limitata delle imprese, la necessità di rafforzare governance e managerializzazione, la pressione sui margini dovuta all’aumento dei costi e la crescente complessità dei mercati internazionali. A queste si aggiungono le sfide legate alla sostenibilità, alla riduzione delle emissioni, all’efficienza energetica e all’adattamento a un contesto regolatorio e geopolitico in continua evoluzione. Crediamo però che queste criticità possano trasformarsi in opportunità per aziende ben posizionate, con marchi forti, prodotti distintivi e capacità di innovare. Il ruolo di Clessidra è proprio accompagnarle in questo percorso di crescita, consolidamento e transizione sostenibile.
EFA News - European Food Agency