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CLARA MOSCHINI

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Tuttofood chiude con 5000 brand e 4000 top buyer internazionali

Superficie espositiva ha coperto 82mila mq (+15% sull'edizione precedente) per 10 padiglioni

Si chiude con numeri record Tuttofood 2026, che registra in quattro giorni 123mila presenze, di cui 27mila dall’estero, con un incremento del 30% rispetto all’edizione 2025 (leggi notizia EFA News). La partecipazione di un numero così rilevante di operatori professionali, tra industria, distribuzione, ristorazione, importatori, buyer, dimostra la capacità della manifestazione, organizzata per il secondo anno da Fiere di Parma, di trasformare la domanda globale di qualità alimentare in relazioni commerciali, sviluppo e accesso ai mercati e, contemporaneamente, il suo ruolo, sempre più forte, di piattaforma economica internazionale di riferimento per il food & beverage.

Il risultato, frutto di un'alleanza di sistema tra Fiere di Parma e Fiera Milano con il coinvolgimento per la parte internazionale di Koelnmesse, organizzatore della più importante manifestazione al mondo, Anuga di Colonia, si inserisce in un’edizione che ha occupato 10 padiglioni, 82mila metri quadrati netti di superficie espositiva sold out, in crescita del 15%, riunito 5000 brand (+20%, di cui circa il 30% esteri) e 4000 top buyer internazionali. 

“I numeri e i pareri unanimemente positivi da parte di espositori, buyer, visitatori,  frequentatori abituali delle storiche fiere mondiali del cibo, lo confermano: abbiamo coperto uno spazio inspiegabilmente ancora libero, realizzando in Italia un evento di portata internazionale per l’agroalimentare del tutto nuovo e che ora ogni anno, grazie all’alternanza strategica tra Cibus e Tuttofood, metterà a disposizione del Made in  Italy un palcoscenico e un hub globale per affermarsi ulteriormente", afferma Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma, "coerentemente con il prestigio, il ruolo, la rilevanza internazionale che il cibo e la cucina italiana hanno nel mondo”.

“Oggi le fiere, infatti", continua Cellie, "non sono più soltanto vetrine di prodotto. Sono luoghi di business, in cui le imprese misurano la domanda internazionale, creano mercati, costruiscono relazioni commerciali e trasformano la reputazione del Made in Italy in risultati economici. La crescita delle presenze ci dice che le aziende e gli operatori cercano luoghi fisici e qualificati in cui orientarsi dentro un mercato globale più frammentato, più selettivo e più competitivo”.

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EFA News - European Food Agency
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