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CLARA MOSCHINI

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Allevamenti: ridurre impatto metano è possibile

Tre università coinvolte nel progetto pilota di Inalca presentato al Food&Science Festival

Coerentemente con la propria visione nella sostenibilità, Inalca (Gruppo Cremonini) ha deciso di confermare anche quest’anno la partecipazione alla 10° edizione del Food&Science Festival, a Mantova dal 15 al 17 maggio 2026 (leggi notizia EFA News).
 
La società è stata protagonista del convegno su “Innovare in stalla: cosa dice la ricerca sugli additivi alimentari”, dove sono stati presentati i risultati del Progetto Methancut sviluppato da ricercatori delle università di Sassari, Milano e Bologna, con gli interventi di Mondina Francesca Lunesu, ricercatrice di Zootecnica Speciale all’Università di Sassari, di Andrea Rosati, segretario generale Eaap – Federazione Europea della Zootecnia, e di Giovanni Sorlini, responsabile Qualità, Sicurezza e Sviluppo sostenibile di Inalca.

Durante la digestione, i bovini producono metano: un processo fisiologico normale legato all'attività dei microrganismi presenti nel rumine. Questo metano, rilasciato nell'atmosfera, è anche un gas serra. Tra le strategie allo studio per modificare questo processo, l'aggiunta di additivi naturali all'alimentazione del bestiame sta emergendo come una possibile soluzione.

Col Progetto Methancut è stata avviata una sperimentazione pilota in un allevamento Inalca, condotta su bovini da carne alimentati con due diversi additivi completamente naturali a base di estratti vegetali (tannini, bioflavonoidi, oli essenziali). Lo studio ha misurato le emissioni di metano, monitorato i parametri di salute degli animali e valutato le caratteristiche della carne. I dati mostrano riduzioni variabili delle emissioni tra l’8% e il 20%, senza effetti negativi sul benessere animale o sulla qualità della carne. Si tratta di risultati ottenuti in condizioni sperimentali controllate, che aprono possibilità interessanti.

Secondo i ricercatori, “tali risultati assumono particolare rilevanza poiché ottenuti in un sistema alimentare già caratterizzato da basse emissioni di base, rafforzando la solidità biologica e applicativa delle evidenza emerse”.

Come spiega il professor Giuseppe Pulina, ordinario di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti all’Università di Sassari, nonché coordinatore del progetto, "il coinvolgimento di 3 Università nello svolgimento della prova deriva da un lato dalla necessità di Inalca di affidare a un soggetto terzo la valutazione dell'efficacia di nuove tecnologie volte alla riduzione della metanogenesi in allevamento, e dall'altro dall'applicazione di una delle tre missioni dell'università che vede nel trasferimento tecnologico il cardine dello sviluppo economico e sociale delle realtà in cui esse operano. I tre centri di ricerca, attraverso competenze specialistiche, hanno concorso all'ottenimento di una mole di informazione che saranno utili non soltanto per l'azienda, ma a cui potranno attingere realtà simili impegnate in percorsi di mitigazione climatica delle proprie attività zootecniche".
 
“Inalca", aggiunge Giovanni Sorlini, responsabile Qualità, Sicurezza e Sviluppo sostenibile di Inalca, "negli ultimi 25 anni, ha valorizzato la circolarità del proprio sistema produttivo, investendo in tecnologie e sviluppando su un’ampia scala best practices volte al riutilizzo dei sottoprodotti e degli scarti derivanti dai propri cicli produttivi, sia industriali che agricoli. In particolare, in relazione all’attività agricola, l’impegno dell’azienda è espressamente rivolto alla ricerca continua di efficienza in allevamento per ridurre impatti e consumi. In questo contesto si è inserito il Progetto Methancut, i cui risultati incoraggianti ci offrono l’opportunità di valutare soluzioni concrete ed efficaci nella mitigazione degli impatti del metano, che è uno dei nostri obiettivi nella sostenibilità ambientale”.

Le attività di Inalca contribuiscono in modo sinergico ad altre filiere, da quella del latte alla pelletteria, dal biomedicale alla cosmesi, dal pet food al mondo delle energie rinnovabili. A lato degli stabilimenti produttivi, negli anni Inalca ha sviluppato una vera e propria infrastruttura energetica destinata all’autoproduzione di energia e all’utilizzo di fonti rinnovabili. Deiezioni degli animali e scarti delle attività agricole e industriali, grazie agli impianti di cogenerazione, produzione di biogas e recupero di ossa e grassi, costituiscono una preziosa biomassa per la produzione di energia da fonti rinnovabili, e per la produzione di fertilizzanti organici che vengono reimpiegati nel ciclo agricolo. A ciò si aggiunge l’importante produzione di energia solare, fornita dagli impianti fotovoltaici istallati su tutti gli stabilimenti e sulle aziende agricole.

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EFA News - European Food Agency
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