Rosé, la nuova frontiera dell'Asti Docg
Esclusivo: intervista col direttore del Consorzio, Giacomo Pondini
L’Asti, il primo Metodo Classico italiano, è diventato anche “Rosé”. Il nuovo prodotto è un blend composto da uve Moscato destinate all’Asti Docg (dal 70% al 90%) e uve Brachetto destinate al Brachetto d’Acqui Docg (dal 10% al 30%).
Giacomo Pondini, direttore del Consorzio Asti Docg. in questa intervista esclusiva a Eva News, spiega come è nato questo nuovo prodotto.
Come è nata la scommessa Asti Rosé?
Non parlerei di scommessa, in quanto Moscato e Brachetto – l’apporto di quest’uva determina il colore rosato – sono da sempre affiancate nei vigneti delle aziende della zona di produzione. E’ una naturale evoluzione della tradizione spumantistica piemontese, che va a rafforzare la presenza della denominazione sui mercati internazionali, arricchendo la gamma e intercettando nuove occasioni di consumo, oltre a rivolgersi a un pubblico più ampio. Non è quindi soltanto una novità di prodotto, ma un’estensione coerente della Docg, pensata per rispondere all’evoluzione di mercati sempre più dinamici e diversificati.
L'obiettivo dichiarato è di 10 milioni di bottiglie. Oggi a che punto siete?
A seguito dell’approvazione ufficiale dello scorso marzo, attualmente sono circa una decina le aziende che hanno già avviato la sperimentazione di questa nuova tipologia. Inoltre, si registrano già i primi segnali di interesse da parte di distributori e importatori: la domanda sta iniziando a prendere forma e si prevede una crescita interessante nel medio periodo.
Quali sono i mercati di elezione dell'Asti Rosé?
Ad oggi, anche alla luce dei riscontri raccolti tra distributori e importatori, i mercati che mostrano maggiore interesse sono senza dubbio l’Europa – Regno Unito compreso – e il Nord America, seguiti dalla Russia, compatibilmente con l’attuale contesto, senza trascurare naturalmente il mercato interno.
Questa avventura sta soffrendo del trambusto legato ai dazi americani?
Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di destinazione per la nostra denominazione, in particolare per il Moscato d’Asti, ma non solo. I dazi americani stanno inevitabilmente influenzando le vendite di queste due tipologie, tuttavia stiamo registrando segnali incoraggianti in altre aree, a partire da quella asiatica. In questo contesto geopolitico complesso, la diversificazione dei mercati diventa ora più che mai fondamentale. L’introduzione della nuova tipologia rosata si inserisce proprio in questa direzione, con l’obiettivo di ampliare le opportunità commerciali e rafforzare la presenza della denominazione su scala internazionale.
Qual è l'identikit del consumatore dell'Asti Rosé?
Le nostre prime rilevazioni individuano come pubblico di riferimento per l’Asti Rosé una fascia prevalentemente femminile, di età compresa tra i 35 e i 50 anni. Si tratta di consumatrici con una buona familiarità con il vino, attente alla qualità e inclini alla sperimentazione.
Per i vini dolci è tradizionalmente difficile avere un pricing adeguato. Come va sostenuto il posizionamento di un prodotto come Asti Rosé?
L’Asti Rosé può contare su un valore aggiunto derivante dal lavoro di cuvée e assemblaggio che sta alla base del prodotto. Le aziende stanno lavorando ad un posizionamento di prezzo che, pur restando coerente con l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti, sia in grado di riflettere anche il maggior valore della produzione. In una fase di mercato complessa, il Rosé si inserisce così come un’estensione della gamma con un posizionamento leggermente più elevato, giustificato sia dalla maggiore complessità tecnica sia dall’unicità del suo profilo aromatico, frutto dell’incontro tra le uve Moscato destinate all’Asti Docg e le uve Brachetto del Brachetto d’Acqui Docg.
Qual è la percezione oggi di un prodotto come questo?
L’Asti Rosé è un prodotto fresco e contemporaneo, pensato per intercettare non solo nuovi consumatori ma anche nuove occasioni di consumo. L’intento è infatti superare una visione tradizionale legata ai brindisi rituali e a momenti specifici, aprendo la denominazione a modalità di fruizione più versatili e in linea con tendenze attuali.
Come vedete il mercato 2026 per l'Asti DOCG?
I conflitti globali e le tensioni commerciali, in continua e rapida evoluzione, rendono il 2026 un anno complesso e sfidante per tutto il settore vitivinicolo, inclusa la nostra denominazione. Da un lato persistono criticità nei mercati tradizionali, in particolare Stati Uniti e Russia; dall’altro si registrano segnali incoraggianti in altre aree, soprattutto in Asia e in particolare in Cina, dove l’interesse per le nostre tipologie è in crescita. In questo contesto in costante cambiamento e di difficile previsione, resta centrale la strategia di diversificazione dei mercati e l’ampliamento delle occasioni di consumo, con l’obiettivo di rafforzare la presenza internazionale in nuove aree e ridurre la dipendenza dalle piazze più consolidate.
EFA News - European Food Agency