Aife. Carbon farming e nature credits: nuove opportunità per la zootecnia
Bagnara (presidente) illustra le opportunità derivanti dalla transizione ecologica nella filiera foraggera
Il suolo è una risorsa strategica e le filiere foraggere e zootecniche possono diventare protagoniste della transizione ecologica. È questo il messaggio emerso dall'incontro “Crediti di carbonio e di natura”, organizzato nei giorni scorsi dall'Accademia Nazionale di Agricoltura, che ha visto Gian Luca Bagnara, presidente di Aife/Filiera Italiana Foraggi ed esperto di agribusiness, unico relatore dell’iniziativa. Nel corso dell’incontro Bagnara ha approfondito il ruolo del carbon farming e dei nature credits nel percorso verso la neutralità climatica.
Secondo il rapporto State and Trends of Carbon Pricing 2025 della Banca Mondiale, i sistemi di carbon pricing (prezzo del carbonio, ndr) coprono oggi circa il 28% delle emissioni globali e nel 2024 hanno generato oltre 100 miliardi di dollari di entrate pubbliche . Un mercato in continua evoluzione che, pur evidenziando alcune criticità legate all'eccesso di offerta di crediti e alla necessità di sistemi di certificazione più efficaci, apre nuove prospettive per il settore agricolo.
“L'agricoltura non deve essere vista soltanto come un comparto chiamato a ridurre le proprie emissioni, ma come parte della soluzione ai cambiamenti climatici", ha spiegato Bagnara nel suo intervento. "Il suolo rappresenta uno dei più importanti serbatoi di carbonio presenti sul pianeta e la sua corretta gestione consente non solo di sequestrare CO₂, ma anche di migliorare fertilità, biodiversità e resilienza produttiva. In questo contesto assumono particolare rilevanza le coltivazioni foraggere, i prati permanenti e i sistemi zootecnici integrati con il territorio, elementi che caratterizzano gran parte dell'agricoltura italiana e che svolgono un ruolo fondamentale nella conservazione della sostanza organica e del carbonio nel terreno. I prati stabili, le foraggere pluriennali e le rotazioni che includono colture foraggere rappresentano strumenti concreti di gestione sostenibile del suolo. Oltre a fornire alimenti di qualità per gli allevamenti", ha proseguito Bagnara, "contribuiscono alla conservazione del carbonio organico, alla tutela della biodiversità e alla protezione delle risorse idriche. Si tratta di benefici che oggi il mercato inizia finalmente a riconoscere e valorizzare”.
Uno dei temi centrali dell'incontro è stato il passaggio dal concetto di carbon credit a quello di nature credit. Un'evoluzione che amplia il concetto di valore ambientale, includendo non soltanto il carbonio sequestrato ma l'insieme dei servizi ecosistemici generati dal capitale naturale.
“Con i nature credits cambia il paradigma", ha sottolineato il presidente di Aife/Filiera Italiana Foraggi, "non si misura più esclusivamente la quantità di CO₂ assorbita, ma si considera il contributo complessivo dell'azienda agricola alla salute degli ecosistemi. Carbonio, biodiversità, qualità biologica del suolo e capacità rigenerativa diventano elementi di un unico sistema di valore”.
Per la filiera foraggera e per il comparto zootecnico nazionale si aprono quindi prospettive particolarmente interessanti. La valorizzazione dei reflui, l'utilizzo dei prodotti Renure (Recovered nitrogen from manure – azoto recuperato dai reflui zootecnici, ndr) ottenuti dal recupero dei nutrienti presenti nei digestati e nei liquami, la riduzione delle emissioni di metano e protossido di azoto e il miglioramento dell'efficienza nell'uso dell'azoto rappresentano strumenti concreti per coniugare sostenibilità ambientale e competitività economica.
Secondo Bagnara, l'Italia dispone di caratteristiche particolarmente favorevoli per cogliere queste opportunità grazie alla forte integrazione tra agricoltura, allevamento e territorio che contraddistingue molte filiere nazionali.
“La vera sfida sarà costruire sistemi di certificazione credibili e filiere capaci di trasferire il valore ambientale generato nelle aziende agricole fino al mercato e al consumatore. Se questo processo sarà accompagnato da strumenti normativi e tecnologici adeguati", ha concluso Bagnara, "il carbon farming e i nature credits potranno diventare una leva importante per rafforzare la competitività e la sostenibilità dell'agroalimentare italiano”.
Una prospettiva che pone il suolo al centro delle strategie future: non più semplice fattore produttivo, ma patrimonio naturale capace di generare valore economico, ambientale e sociale per l'intera collettività.
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