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CLARA MOSCHINI

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Esce controverso studio Eat Lancet su dieta "sana" universale

Carni sostenibili: "distrae dalle vere priorità nella lotta all'inquinamento globale"

Studiosi internazionali ignorano il valore della dieta mediterranea


"Gli agricoltori italiani e tutto il mondo zootecnico hanno competenze, scienza e tecnologia che possono mettere a disposizione per essere parte della soluzione, e non il problema. Come del resto si sta già avvedendo nei paesi più evoluti, Italia in primis". E' il commento dell'associazione Carni sostenibili, formata dai produttori italiani di carne, sullo studio presentato oggi a Oslo sulle diete alimentari sostenibili dalla commissione Eat-Lancet. Promosso col sostegno milionario della Stordalen Foundation, dello Stockholm Resilience Centre e del Wellcome Trust, Il report è presentato come l’ultima avanguardia della scienza nella divulgazione di stili di vita sani e sostenibili. Attaccata la dieta onnivora, con la il consumo di carne e zuccheri che dovrebbe essere abbattuto del 50%.

Ma secondo Carni sostenibili questo studio "non rappresenta che una quota esigua di esperti: i 37 ricercatori coinvolti, pur essendo in alcuni casi autorevoli, non possono infatti definirsi come “la comunità scientifica”. “Prima della pubblicazione di questo report – afferma il Professor Giuseppe Pulina, Presidente di Carni Sostenibili - The Lancet avrebbe dovuto sottoporlo all'esame della comunità scientifica internazionale, compresa quella degli zootecnici, dei nutrizionisti e dei climatologi, che avrebbero potuto offrire il proprio contributo ai risultati: la scienza è scambio e terreno di conoscenza, non uno sterile scontro fra fazioni”.

La proposta della commissione Eat Lancet, - prosegue la nota di Carni sostenibili - uniforme per tutto il pianeta, non tiene conto delle grandi disparità economiche, sociali e alimentari di tutti i popoli e non rispetta diversità, tradizioni, culture locali, oltre a snaturare i principi base della nostra dieta mediterranea, grazie alla quale gli italiani sono fra le popolazioni più longeve al mondo".  

Parlando dell'Italia, viene ricordato che gli effettivi consumi di reali degli italiani (carne rossa e salumi) si attestano a 69 g al giorno pro-capite, ben al di sotto dei valori indicati da OMS/IARC quale soglia di rischio per la salute. 

Ma è soprattutto sugli impatti ambientali che si concentra la critica più forte al rapporto, definito senza mezzi termini "un'arma di distrazione di massa". 

I principali climatologi – continua  Pulina -  hanno affermato che concentrarsi sull'impatto dell’agricoltura è un modo per distrarre erroneamente le masse e la stessa comunità scientifica dalla più importante priorità ambientale, ovvero l’uso eccessivo di combustibili fossili, in primis, che è responsabile del 64% delle emissioni globali di gas serra. Secondo le ultime stime FAO disponibili, il settore agricolo, ha un impatto climalterante pari al 10,3% del totale, (incluso carne, uova, latte e acquacoltura), mentre l’allevamento animale è responsabile solo del 5% delle emissioni dirette globali”.

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