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Unaitalia, la filiera avicola crea 8 miliardi di valore per l'Italia

Forlini (Unaitalia): "L’unico comparto zootecnico che garantisce prodotto e filiera 100% made in Italy, con animali nati e allevati in Italia"

Sfiora gli 8 miliardi di euro, il valore condiviso dell’avicoltura italiana: nel 2018 la filiera di pollo e carni bianche ha generato ricadute economiche e occupazionali per 7,9 mld, pari a quasi mezzo punto del Pil 2018 (0,45%) e superiori alla crescita attesa per l’intera economia italiana per il 2019 (+0,3%). A rivelarlo lo studio Althesys “La filiera avicola crea valore per l’Italia” presentato oggi a Roma durante l’assemblea di Unaitalia (Unione Nazionale Filiere Agroalimentari Carni e Uova) che quest’anno celebra i 60 anni della filiera. L’indagine, che per la prima volta fotografa il contributo diffuso del settore al Paese tra effetti diretti, indiretti e ricadute indotte, evidenzia come la filiera avicola generi un volume di 21,7 miliardi di euro di giro d’affari complessivo.

All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, anche il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, il Presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, il Sottosegretario alla Salute, Luca Coletto, e l'On. Filippo Gallinella, Presidente della Commissione agricoltura della Camera dei deputati. 

Secondo lo studio, ogni euro di valore condiviso generato nella fase di trasformazione infatti ne produce 5,70 sul resto del comparto. Effetti tangibili si riscontrano anche sul fronte dell’occupazione (circa 83.000 addetti lungo la filiera). Per ogni dipendente nella trasformazione, vengono creati altri 2 posti di lavoro e mezzo lungo tutte le altre fasi della filiera (incubatoi, agricoltura, mangimi, industria, housing allevamenti, servizi, logistica, distribuzione e vendita).

Per Antonio Forlini, Presidente di Unaitalia, “i dati di Althesys confermano l’eccellenza dell’avicoltura italiana, l’unico comparto zootecnico che garantisce un prodotto e una filiera 100% made in Italy: dagli animali, nati e allevati in Italia, alla trasformazione, dalla logistica al prodotto finale. In meno di 10 anni il settore ha fatto passi da gigante sul fronte del benessere animale, della sicurezza e della riduzione degli antibiotici (-80%), registrando, a fronte di importanti investimenti, una crescita di fatturato del 7,5%.  Ma per mantenere questo livello d’eccellenza e non perdere solidità e autosufficienza, a fronte di competitor agguerriti, il settore va messo al centro dell’agenda politica: servono misure di sostegno alla competitività delle imprese e all’export, che dal 2017 perde in media il 3,9% l’anno in valore. Per invertire questa tendenza dobbiamo accedere ai nuovi mercati, anche in vista delle previsioni sul tasso di crescita annuale dei consumi Ue per il 2030 (0,3%* contro l’attuale 2,2%/anno del 2018)". 

Forlini ha poi evidenziato come sia "ancora fermo il dossier Cina, per il quale chiediamo al più presto una cabina di regia tra Mipaaft, Ministero della Salute, Ministero degli Affari esteri e Mise. È necessario un grande gioco di squadra, dove le imprese debbono fare la propria parte offendo prodotti in linea con le aspettative dei mercati esteri, ma è parimenti essenziale un sostegno forte delle istituzioni per garantire le condizioni necessarie alla conclusione degli accordi bilaterali con paesi strategici come la Cina”. 

Secondo i dati della relazione annuale Unaitalia, nel 2018 l’export di carni avicunicole è stato di 176.800 tonnellate (il 13% della produzione totale), pari a 389 milioni di euro. Tra i Paesi target oltreconfine soprattutto l’Ue, che copre i due terzi dell’export avicolo italiano, in particolar modo Germania (che assorbe il 42%), Grecia e Francia.

Photo gallery Ivano Vacondio, Assemblea Unaitalia 2019 On. Filippo Gallinella, Assemblea Unaitalia 2019 Ettorre Prandini, Assemblea Unaitalia 2019 Assemblea Unaitalia 2019
agu - 8098

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