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CLARA MOSCHINI

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Castello di Montepò, si profila un'ottima annata

Intervista esclusiva con Tancredi Biondi Santi

“Se sarà un’ottima annata qui in Toscana? Con le uve ancora in vigna le dita vanno incrociate: ma tutto fa pensare che sì, sarà proprio un’annata ricca e soddisfacente”. Parola di Tancredi Biondi Santi, classe 1991, settima generazione della dinastia degli “inventori” del Brunello di Montalcino. Attualmente impegnato in Maremma, nei pressi di Scansano, a vendemmiare nella tenuta di famiglia di Castello di Montepò. “L’andamento climatico, qui nel centro-sud tra Siena e Grosseto, è stato favorevolissimo. L’inverno piovoso ha rifocillato il terreno, insieme ad un primavera discretamente bagnata. Poi, dopo un momento di incertezza, è arrivato il caldo, dando inizio ad una stagione siccitosa che aveva un po’ spaventato: ma provvidenziali piogge ad agosto hanno riequilibrato la situazione. Forse nel Chianti hanno avuto qualche temporale in più: ma l’andamento è stato simile nell’intera regione. Il tempo, va detto, però nei prossimi giorni deve reggere”.

I dati del resto parlano chiaro: secondo il Centro studi di Confagricoltura la vendemmia di quest’anno dovrebbe risultare in tutte le regioni italiane inferiore alla abbondantissima del 2018. Ad eccezione proprio della Toscana, che, nelle previsioni della Confagricoltura regionale, si stima invece realizzerà tra il 3 e il 5% in più di raccolto, con una produzione pari a 2,2 milioni di ettolitri. E una crescita exploit del 10% dei rosati. Tuttavia, per confermare queste previsioni, occorrerà vedere l’andamento climatico del resto di settembre e del prossimo ottobre. “Ma un’ottima annata dipende anche da come le piante sono state trattate”, precisa Bondi Santi, “e il ruolo dell’agronomo, spesso sottovalutato, è fondamentale, specie con questi sbalzi climatici. Anzi, enologo e agronomo devono cooperare come marito e moglie. I grappoli sani devono arrivare perfetti per poter lavorare un grande vino in cantina. E un grande vino nasce sempre dal territorio”. E quello di Montepò, scelto oltre trenta anni fa da Jacopo Biondi Santi, padre di Tancredi, dopo un accuratissimo studio delle microzone, si è rivelato ideale per dare vita a nuovi vini dallo stile contemporaneo.

550 ettari di 50 vitati, adagiati su ventilate colline argillose tra i 300 e i 460 m, dominati dall’antica fortezza oggi trasformata in base operativa (dopo la cessione nel 2016 della tenuta Il Greppo ai francesi di Epi Group) sono risultati infatti i più idonei per ripiantare il Sangiovese Grosso, dal famoso clone di “famiglia” BBS11 (Brunello Biondi Santi), vero patrimonio esclusivo della dinastia: all’insegna di una felicissima interazione vitigno – terroir. 

Non a caso delle 200mila bottiglie annue, destinate al 65% al solo mercato USA e svizzero, è un Sangiovese in purezza, il Sassoalloro, a fare la parte del leone, con 160mila bottiglie l’anno, pari al 75% dell’intera produzione. “Con il clone di BBS11 manteniamo una catena con la tradizione della famiglia”, spiega ancora Tancredi. “Se è simile al Brunello? Sono vini che nascono in posti diversi. Il Brunello è pensato per l’invecchiamento e vanta una struttura complessa, il Sassoalloro, sebbene venga dallo stesso clone, è un vino volutamente più accessibile, anche nel prezzo, concepito in chiave moderna e più pronto per essere bevuto”. 

8mila poi le bottiglie di Schidione, blend di 40% Cabernet Sauvignon, 40% Sangiovese Grosso e 20% Merlot e, vino importante dalla grandissima personalità (“ma non chiamiamolo Supertuscan”, precisa Tancredi), 14.000 del nuovissimo rosato J e 15.000 del locale Morellino di Scansano. La novità del 2019? Il progetto dei Cru dell’Azienda, con la vinificazione di uve dei tre vitigni principali provenienti da 3 microzone superselezionate, e affinate in modi differenti. “Il merlot, incredibile quest’anno, è già in cantina”, conclude Tancredi. La vendemmia continua.

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