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CLARA MOSCHINI

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Dpcm: Stretta horeca più dolorosa della precedente

Federalimentare: necessari contributi volti a proteggere i ristoratori

"La stretta che il governo sta imponendo per la seconda volta all'horeca è ancora più dolorosa della precedente: colpisce un settore portante che stava entrando a fatica nella fase della convalescenza dopo la stangata subita. È una misura al di sopra di quanto il settore può sostenere e che può rivelarsi letale. Stavolta, perciò, niente pannicelli caldi o misure insufficienti: per difendere il settore c'è bisogno di contributi importanti volti a proteggere i ristoratori e le loro attività" commenta così Ivano Vacondio, presidente della federazione Italiana dell'industria alimentare, quanto contenuto nel nuovo Dpcm in cui si anticipa la chiusura delle attività dedicate alla ristorazione alle 18.

Federalimentare afferma che le nuove misure chiedono al settore un grande sacrificio per salvaguardare la salute di tutti, ma un impegno del genere ha bisogno di rassicurazioni che siano realmente compensative. "Per intenderci: gli aiuti inseriti nel dl agosto che prevedevano 600 milioni a fondo perduto erano già inadeguati prima, ora sarebbero un vero e proprio schiaffo con la conseguenza, da parte del settore, di non riuscire ripartire, e a una contestuale penalizzazione per il rilancio complessivo del paese", commenta Vacondio. "I contributi che chiediamo sono ben più sostanziosi ma rappresentano un 'debito buono', un investimento dello stato in un settore che negli ultimi anni è stato l'unico a far registrare il segno più tra i consumi alimentari interni e tra quelli realmente utile per la ripresa".

 La questione horeca si lega a tutta l'industria alimentare: senza i consumi relativi alla ristorazione, essa è destinata a indebolirsi ulteriormente. Le vendite alimentari sono già stagnanti in valore e ancor più in volume e il carrello della spesa si è già impoverito. L’80% degli italiani utilizza in modo più o meno abitudinario il fuori casa, per un fatturato pari a 80 miliardi di Euro: siamo di fronte a un terzo di tutti i consumi alimentari del paese ma anche al settore che veicola in maggiore misura le eccellenze e l'immagine del made in Italy alimentare. “Il rischio vero, se non si interviene in modo adeguato è quello di rendere strutturale la crisi. È già avvenuto con quella del 2008: il paese non può permettersi di scendere un altro scalino”, conclude il presidente della federazione. 

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EFA News - European Food Agency
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