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CLARA MOSCHINI

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Pomodoro di Pachino: qualità è sinonimo di sostenibilità

Focus su recupero scarti della lavorazione, certificazioni Sqnpi, carbon footprint e blokchain

Il prezioso prodotto al centro del convegno scientifico organizzato in Sicilia dal Consorzio di tutela del Pomodorino Pachino Igp.

Si è tenuto ieri 12 ottobre, presso il castello Tafuri a Portopalo di Capo Passero (Siracusa) un importante workshop dedicato al pomodoro di Pachino (vedi articolo EFA News del 12-10-21). Organizzato dal Consorzio di tutela, ha contribuito a fare il punto sugli aspetti regolatori e i benefici della conosciuta Igp in un’ottica di sostenibilità ed economia circolare. Noi di EFA News abbiamo preso parte ad un inteso pomeriggio di lavoro, che ha visto protagonisti numerosi ricercatori e addetti ai lavori coinvolti dall’ente di tutela, dal titolo "Le proprietà nutraceutiche della Igp pomodoro di Pachino".

"Sono numerose le strategie messe in atto volte a esaltare le caratteristiche nutraceutiche e a incrementare la sostenibilità delle produzioni del pomodoro di Pachino", è quanto ha potuto confermare il prof. Cherubino Leonardi, ordinario di orticoltura
 del dipartimento di agricoltura, alimentazione e ambiente dell’università di Catania. “La filiera produttiva dell’Igp si trova di fronte all’opportunità di un adeguamento della sua configurazione dal punto di vista tecnico, agronomico e organizzativo”, ha spiegato. Il relatore ha evidenziato che quella del pomodoro Pachino è una storia che risale a 100 anni fa. "Il paradosso è che oggi parliamo di 'proprietà nutraceutiche', mentre un tempo questo prodotto era considerato nocivo per l'uomo, e prima ancora gli venivano attribuite proprietà afrodisiache". Dunque stiamo parlando di un prodotto che ha mutato la sua "reputazione" nel tempo e che oggi lo si può definire un "modello" per tre ragioni in particolare: è ottimo in diverse ricette; è oggetto di attenzione della comunità scientifica e spesso viene "copiato" o equiparato ad altri pomodori in commercio, "ma bisogna fare attenzione a non confonderlo", precisa Leonardi. Infine, il relatore ha sottolineato come oggi qualità sia sinonimo di sostenibilità, una caratteristica imprescindibile per i consumatori sempre più attenti ed informati. 

E sempre in materia di sostenibilità, ed in particolare su come generare nuovo reddito dagli scarti della lavorazione del pomodoro di Pachino, è intervenuto Paolo Rapisarda, dirigente di ricerca Crea, il quale ha specificato come una rigorosa selezione dei frutti, sia in campo sia in magazzino, generi uno scarto utilizzabile per la produzione di pasta, succo, salsa, purea e ketchup o altri derivati. “Occorre introdurre all’interno della filiera un nuovo segmento che preveda un uso razionale dei sottoprodotti per la produzione di sostanze ad alto valore aggiunto (fenoli, licopene, olio dai semi, ecc.) da indirizzare all’industria alimentare cosmetica e farmaceutica, oltre che all’industria mangimistica, così come se ne possono prevedere anche applicazioni energetiche, tra cui la digestione anaerobica per la produzione di metano". 

Infine il dottor Sebastiano Barone, tecnico del Consorzio di tutela, ha approfondito le nuove frontiere per il Consorzio Igp pomodoro di Pachino: dalle adesioni alla certificazione con il sistema Sqnpi, che prevede impollinazione entomofila grazie all’impiego del bombus terrestris liberato in serra, al Carbonfoot Print, fino alla tecnologia Blockchain. “Per rafforzare la reputazione della Igp stiamo mettendo in atto non solo la completa tracciabilità del nostro sistema produttivo, ma anche i principi della sostenibilità attraverso un percorso di certificazioni. Percorso facilitato dal basso impatto energetico e da una forte riduzione di Co2 degli apprestamenti serricoli dove viene prodotto il 'nostro' Pomodoro", ha concluso.

hef - 21445

EFA News - European Food Agency
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