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CLARA MOSCHINI

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Jbs, la carne Usa fa sciopero

Venti giorni di "strike" dei lavoratori del colosso accusato di pratiche lavorative sleali

Anche la carne entra in sciopero. Dopo i lavoratori Usa della catena coffee Starbucks che si sono astenuti dal lavoro in una lotta sindacale che dura da mesi e che vedrà una fase fondamentale in questo mese di aprile (leggi notizia EFA News), gli Stati Uniti sono protagonisti di un altro "strike", quello dei lavoratori della Jbs, la più grande azienda di carne al mondo. Il sindacato Ufcw local 7 che rappresenta circa 3.800 lavoratori dello stabilimento Greeley, in Colorado, ha fatto sapere che il nuovo ciclo di trattative riprenderà il 9 e 10 aprile. 

La disputa al centro del tavolo di contrattazione si è aperta quando il produttore di carne ha cercato di aumentare l'efficienza facendo funzionare gli impianti al massimo della capacità per compensare i pesanti costi di gestione. Questo accade negli Stati Uniti dopo che l'offerta nazionale di bestiame è scesa ai minimi da 75 anni a questa parte, cosa che ha portato a prezzi record per i produttori di carne, come JBS, che acquistano il bestiame da macellare.

Sembra ormai certo che possano riprendere in questi giorni i nuovi incontri tra azienda e sindacati: Intanto, in attesa della ripresa delle trattative, nei giorni scorsi i lavoratori hanno accettato di tornare al lavoro in uno degli stabilimenti di Greely, ponendo fine a un picchetto di tre settimane. Lo sciopero è iniziato alle 5:30 di lunedì 16 marzo 2026. Il 26 marzo per la terza settimana, i membri del sindacato United Food and Commercial Workers Local 7 della Swift Beef Company di Greeley, di proprietà di JBS N.V. "hanno deciso di prolungare" l'astensione dal lavoro contro JBS accusata di "pratiche lavorative scorrette". 

L'azienda, spiega il comunicato ufficiale del sindacato, "ha continuato a rifiutarsi di incontrare e negoziare con il sindacato". Inoltre, dall'inizio dello sciopero, "JBS non ha fatto alcuno sforzo per porre fine alle pratiche lavorative sleali contro cui i lavoratori stanno scioperando, anzi ha rincarato la dose, insistendo sulla possibilità dell'azienda di punire i lavoratori per aver esercitato il loro diritto democratico di sciopero".

I lavoratori chiedono che l'azienda interrompa la pratica di sovvenzionare i budget di spesa per i dispositivi di protezione individuale attraverso il pignoramento degli stipendi dei lavoratori e garantisca che gli aumenti salariali proposti siano sufficienti a far fronte all'inflazione, compreso l'aumento dei costi sanitari.

Secondo il comunicato del sindacato, "il mancato accordo di JBS alla luce dei risultati trimestrali più recenti dimostra chiaramente che la società continua a mettere i profitti al di sopra delle persone". Il quarto trimestre e l'intero anno 2025 di Jbs, secondo il sindacato, "hanno superato agevolmente sia i risultati precedenti che le aspettative, con JBS che ha registrato un fatturato record di 86 miliardi di dollari durante l'anno". 

"Anche gli utili della società - prosegue il comunicato - sono aumentati del 15% su base annua, raggiungendo 2 miliardi di dollari. In effetti, secondo un rapporto, il valore delle azioni di JBS è aumentato grazie al miglioramento dei margini nel settore della carne bovina statunitense, risultato dell'incredibile concentrazione del settore che danneggia lavoratori, allevatori e consumatori. JBS ha le risorse necessarie per offrire ai lavoratori il contratto che meritano". 

La portavoce di JBS USA, Nikki Richardson, ha dichiarato che l'azienda si sta "preparando a riprendere e intensificare le attività presso lo stabilimento di Greeley" questa settimana. "La nostra ultima, migliore e definitiva offerta rimane valida - ha scritto Richardson in una e-mail che non specificava i termini - Ci auguriamo che i dipendenti abbiano presto l'opportunità di esaminarla e votarla". Di fatto, dunque, la portavoce sembra confermare che non ci sia stato alcuna modifica dell'offerta originale. "Siamo lieti di dare il bentornato ai membri del nostro team e ci stiamo preparando a riprendere le operazioni presso lo stabilimento di Greeley la prossima settimana", ha aggiunto la portavoce.

Secondo gli analisti lo sciopero avrebbe comunque inferto un duro colpo alla capacità di lavorazione degli Stati Uniti, dopo che quest'anno Tyson Foods TSN ha chiuso un impianto di produzione di carne bovina in Nebraska e ha ridotto le operazioni in un impianto del Texas.

Kim Cordova, presidente della sezione locale 7 dell'UFCW e portavoce principale del sindacato, ha dichiarato: "È giunto il momento che JBS torni al tavolo delle trattative, risolva le pratiche lavorative sleali, offra ai lavoratori un contratto che li rispetti, tuteli la loro salute e sicurezza e li paghi quanto meritano. Il sindacato è pronto a incontrare JBS in qualsiasi momento, ma sia chiaro, i lavoratori continueranno a lottare finché JBS non porrà rimedio a questi torti". 

Sercondo il sindacato, nelle sue proposte al tavolo delle trattative, JBS ha cercato di limitare i salari dei lavoratori, insistendo invece su aumenti salariali di appena l'1,5% in media all'anno, ben al di sotto sia dell'inflazione storica che di quella prevista. Infatti, oggi l'Ocse ha aggiornato le sue previsioni sull'inflazione negli Stati Uniti, prevedendo un aumento dei prezzi del 4,1% nel 2026, un dato di gran lunga superiore alle previsioni precedenti.

"A febbraio, dopo mesi di trattative - riporta il comunicato di UFCW Local 7 - i lavoratori hanno votato a stragrande maggioranza per autorizzare uno sciopero per pratiche lavorative sleali contro la JBS, a causa del rifiuto dell'azienda di negoziare equamente con i lavoratori, porre rimedio al sistema di furto salariale, concedere aumenti salariali che tengano il passo con l'aumento del costo della vita in Colorado e garantire costi sanitari stabili per i lavoratori. Invece di orientarsi verso un trattamento equo, l'azienda ha recentemente raddoppiato la posta in gioco con le sue tattiche illegali, minacciando i lavoratori di licenziamento".

Fc - 58939

EFA News - European Food Agency
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