It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Pubblici esercizi: l'ombra del dumping e della malamovida

Numero imprese sotto i livelli pre-pandemia. L'eccezione positiva del Sud e dei centri storici

I pubblici esercizi si confermano campioni della prossimità in Italia, garantendo non solo un servizio essenziale, ma anche un presidio vitale di relazioni sociali e sicurezza sul territorio. Su 7.900 comuni italiani, soltanto 162, pari ad appena il 2% del totale, risultano oggi privi di almeno un bar o un ristorante, delineando una rete capillare che conta oltre 262 mila imprese attive con una densità pari ad un esercizio ogni 182 abitanti. È questa la fotografia scattata dall'indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata da Fipe-Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, e presentata oggi a Roma. I dati illustrati nel corso dell'incontro hanno evidenziato come il settore abbia ormai smesso di espandersi, registrando una flessione del 3,7% rispetto al 2015, con una perdita netta che sfiora le 10.000 imprese a livello nazionale.

Emergono le difficoltà dei bar, che in dieci anni sono diminuiti di 22.300 unità (-18,2%) in tutta Italia: diminuzione da attribuirsi principalmente alla trasformazione di bar in ristoranti, più che a una vera e propria chiusura di attività. La mappa del Paese si presenta inoltre profondamente spaccata dal punto di vista geografico: se molte città del Centro e del Nord guidano la classifica delle chiusure, con Trieste che ha registrato la flessione maggiore perdendo 172 attività (-16%), seguita da Pisa (-114 imprese, -14,6%), Pesaro (-92, -18,3%) e Ancona (-78, -17%), bar, ristoranti, take away e gelaterie/pasticcerie hanno continuato invece a crescere in modo significativo in diverse piazze del Mezzogiorno. In testa alla classifica per saldo positivo si è posizionata Napoli, con un boom di 704 nuove attività (+19,7%), seguita da Palermo (+163 imprese, +8,7%), Bari (+76, +5,8%) e Taranto (+71, +10,6%), a confermare che la ristorazione resta un’efficace modalità di autoimpiego in alcune zone del Paese, dove l’occupazione è più problematica.Il focus dell’indagine riguarda l’evoluzione del settore nei centri storici delle grandi e medie città, dove si rilevano profili che impongono attenzione. In queste aree le dinamiche del mercato hanno spesso portato ad un’eccessiva concentrazione dell’offerta e allo sviluppo di forme di ristorazione più informali che fanno dell’assenza di servizio, di personale e di spazi ridotti all’osso il punto di forze del business. Il risultato sta nella crescita di rilevanti esternalità negative in termini di pressione antropica, rumore, rifiuti.

È tuttavia scendendo nel dettaglio dei singoli quartieri che i numeri della proliferazione si fanno evidenti: nella zona di Porta Venezia a Milano le attività di ristorazione con somministrazione sono aumentate del 53,2% e quelle da asporto del 32%, mentre a Roma, in una porzione del quartiere di Trastevere, i take away sono cresciuti del 33,3% a fronte di una flessione del 24,1% dei bar tradizionali. Spinte da affitti ormai insostenibili e da costi di gestione sproporzionati (come la Tari calcolata su parametri poco rappresentativi), molte attività si sono trasformate in locali di metratura ridotta senza servizio e con poco personale. Questa proliferazione di take away, orientati in moltissimi casi a forme di vendita aggressive e focalizzati principalmente sull’offerta di bevande alcoliche per tenere i prezzi bassi, produce pesanti esternalità negative. L'abuso di alcol, il rumore e il degrado urbano danno vita a forme di malamovida che penalizzano cittadini e imprenditori.

"Le dinamiche in atto nei nostri centri storici richiedono un governo attento e una visione strategica, non semplici interventi tampone, con ordinanze che si limitano solo ad introdurre nuovi divieti", ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, auspicando che le amministrazioni locali tornino ad esercitare "una vera funzione di governo del territorio limitando l’apertura di nuove attività in aree già critiche e contrastando tutte le forme di dumping commerciale che oggi non sono dannose solo per i pubblici esercizi, ma per la vivibilità stessa delle città".

lml - 60992

EFA News - European Food Agency
Related
Similar