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CLARA MOSCHINI

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Dazi Usa, domani si decide?

Attesa per la sentenza della Corte Suprema che dovrebbe pronunciarsi dopo due rinvii: ecco qualche scenario possibile

È attesa per domani, venerdì 20 febbraio, la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che dovrebbe pronunciarsi sui dazi introdotti dall'amministrazione Trump. Usiamo il condizionale perché i giudici supremi si sono già sottratti due volte all'incombenza, evidentemente parecchio pesante anche per loro: la prima il 9 gennaio scorso (leggi notizia EFA News), la seconda il 21 gennaio (leggi notizia EFA News).

La sentenza potrebbe dichiarare illegittime le tariffe introdotte sulla base dell'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge del 1977, che autorizza alcune misure eccezionali per far fronte a una situazione di emergenza nazionale. Nel corso dell'udienza dello scorso novembre (leggi notizia EFA News), la maggior parte dei giudici si è mostrata scettica sulla possibilità di fare ricorso a questa norma per adottare nuovi dazi doganali, in quanto, secondo la Costituzione americana, tale potere è riservato soltanto al Congresso (articolo 1, sezione 8).

Pronuncia pesante, dicevamo, quasi un macigno sulla testa dei giudici. Spiega Sara Armella, avvocato, managing partner di Studio Armella & Associati, esperta in diritto doganale, autrice con Stefano Comisi del libro “Dazi USA - Regole, sfide e opportunità”, appena pubblicato da Giuffrè Francis Lefebvre. "La pronuncia - sottolinea Armella - potrebbe annullare le tariffe imposte da Trump con efficacia retroattiva, autorizzando il rimborso dei dazi versati a partire dallo scorso aprile. Ma i rimborsi non saranno automatici: soltanto le aziende che non avevano ancora liquidato gli importi dovuti o che hanno presentato ricorso alla Corte del Commercio internazionale degli Stati Uniti (CIT) prima della pubblicazione della sentenza potranno ottenere la restituzione di quanto versato". 

Altro scenario possibile? Eccolo: "la Corte Suprema - spiega Armella - potrebbe anche decidere di bocciare i dazi introdotti dall'Amministrazione Trump, mantenendo in vita le misure tariffarie introdotte dagli Stati Uniti a partire da aprile fino a oggi". L'annullamento dei dazi, in questo caso potrebbe operare soltanto per il futuro, senza impattare sulle tariffe già versate dagli importatori Usa. Chi ha dato ha dato, insomma. "La Corte Suprema potrebbe decidere, infatti, di non attribuire efficacia retroattiva alla propria decisione, impedendo il rimborso di quanto già versato alle Dogane USA", secondo l'esperta.  

"L'unica certezza - prosegue Armella - è che, in attesa della sentenza della Corte Suprema, il presidente Trump ha già pronte diverse strategie per proseguire la propria guerra commerciale. Anche se la sentenza dovesse dichiarare illegittimi i dazi, pertanto, la decisione dei giudici supremi potrebbe non arrestare l'ondata dei dazi".

DI quali strategie parliamo? "La prima ipotesi - risponde Armella - è quella di continuare a invocare la legge IEEPA del 1977, che autorizza alcune misure eccezionali per far fronte a una situazione di emergenza nazionale, facendo rinascere i 'dazi' sotto forma di 'licenze all'importazione'. Tale norma autorizza, infatti, il presidente degli Stati Uniti a regolamentare le importazioni attraverso delle quote prestabilite di prodotti ammessi".

"Una diversa opzione - prosegue Armella - è quella che prevede la possibilità di introdurre nuovi dazi doganali, richiamando altre fonti normative per giustificare l'applicazione delle barriere commerciali. L'amministrazione USA potrà fare ricorso, per esempio, alla Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, su cui si fondano già molte misure restrittive volte a proteggere alcuni settori strategici come automobili, rame, semiconduttori, farmaci, robotica e aeromobili". 

"Un'altra norma a cui è possibile fare ricorso - aggiunge l'esperta - è la Sezione 201 del Trade Act del 1974, che autorizza il presidente a imporre nuovi dazi quando l'aumento delle importazioni minaccia di causare gravi danni ai produttori USA. La Sezione 301 del Trade Act del 1974 consente, invece, di imporre nuovi dazi in risposta alle misure commerciali di altre nazioni se ritenute discriminatorie".

Le incertezze sui dazi picchiano duro per un paese come l'Italia, soprattutto sul fronte estero. Tanto per fare due "conti della serva", allo stato attuale, l’aumento dei dazi Usa comporta per l’Italia un impatto negativo sulla crescita del pil pari a -0,3/-0,4 punti percentuali nel biennio 2026-2027. Secondo l'ultimo report di Legacoop-Prometeia, dopo gli accordi sulle tariffe siglati nel 2025, i dazi medi effettivi UE-Usa sono passati da circa l’1,9% nel 2024 al 15,4% con un incremento del 13.5%. Il peggioramento più marcato, secondo il report, spetta proprio all’Italia, in quanto si passa dal 2,2% del 2024 al 16,2% del dopo accordo, con un aumento di 14 punti percentuali.

Anche per questo l'attesa sulla pronuncia della Corte Suprema si fa ormai spasmodica: secondo l'outlook a cura di Anthony Willis, investment manager di Columbia Threadneedle Investments, un’eventuale bocciatura avrebbe implicazioni rilevanti su entrate pubbliche, crescita e mercati obbligazionari. 

"Qualora i dazi imposti tramite l’IEEPA venissero rimossi - sostiene Willis - il tasso tariffario effettivo degli Stati Uniti scenderebbe intorno all’8%, con conseguenze rilevanti sul piano macroeconomico e finanziario. Le entrate del governo federale si ridurrebbero da circa 2.300 miliardi di dollari a 1.200 miliardi, un cambiamento significativo per un Paese già caratterizzato da un ampio deficit e da un elevato fabbisogno di finanziamento sui mercati obbligazionari. Per le famiglie, l’impatto negativo medio si ridurrebbe da poco più di 1.200 dollari a circa 600, mentre l’effetto frenante sul PIL, stimato intorno allo 0,4%, si trasformerebbe in un contributo positivo pari a circa lo 0,1%. A ciò si aggiunge la possibilità che i dazi già pagati debbano essere rimborsati, un processo complesso che rappresenterebbe, seppur marginalmente, uno stimolo economico". 

Fc - 57651

EFA News - European Food Agency
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