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CLARA MOSCHINI

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Allevamenti: la via italiana alla sostenibilità

Simposio dell'Associazione Aia nella cornice di Fieragricola a Verona

Aia-Associazione Italiana Allevatori alla 115esima edizione della “Fieragricola” di Verona, venerdì 4 marzo 2022, ha organizzato un Convegno sul tema: “Valorizzare la sostenibilità in zootecnia: quadro politico ed esempi pratici”.

A moderare il Convegno, il direttore generale Aia Mauro Donda che ha ricordato come un tema come quello della sostenibilità, che in zootecnia si declina in sostenibilità economica, sociale e ambientale è sicuramente complesso e con varie sfaccettature ma che vale la pena di analizzare ad ampio raggio, anche se in maniera sintetica, in un momento nel quale le principali sfide del mondo allevatoriale ruotano proprio attorno al concetto stesso di sostenibilità. “A.I.A. – ha sottolineato tra l’altro Donda – sta dando il suo contributo anche in qualità di capofila del Progetto LEO, innovativo a livello europeo, con lo scopo di valorizzare, anche sotto l’aspetto della sostenibilità, l’enorme mole di dati prodotti dal Sistema allevatoriale, e non solo”. 

Come ha sottolineato il presidente Aia Roberto Nocentini, nel suo intervento di apertura: “Gli allevatori stanno pagando in modo pesantissimo la sommatoria di queste due crisi – ha detto tra l’altro - . Il nostro non è il solo settore in difficoltà, ma la zootecnia italiana sta subendo da mesi aumenti insostenibili dei costi di produzione, nell’ultimo periodo letteralmente esplosi principalmente a causa di fenomeni speculativi. Gli allevatori non riescono a farsi pagare a sufficienza le loro produzioni, non riuscendo nemmeno a rientrare dalle spese vive. In più, all’interno della filiera, da trasformatori e grande distribuzione assistiamo ad atteggiamenti irresponsabili, pure con il fenomeno delle vendite sottocosto, ed anche ciò mina il raggiungimento di quella sostenibilità di cui parliamo oggi”.

Concetti confermati e ampliati nella approfondita analisi svolta nell’intervento del presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, che ha partecipato ai lavori. “Dobbiamo ripristinare e rivalutare l’importanza della zootecnia nel nostro sistema economico – ha esordito Prandini - . L’attenzione che un Paese dedica al suo settore primario si misura anche dalla presenza o meno del Governo e dei suoi massimi esponenti a manifestazioni importanti e di valenza internazionale come questa di Verona. Su questo dovremmo guardare all’esempio dei nostri cugini francesi.

Il tema della giusta redditività del lavoro degli allevamenti – ha proseguito - è centrale: è vero, qualche errore in passato è stato fatto, dal momento in cui si è agito solo rincorrendo le emergenze. Un esempio chiaro di cosa vuol dire recuperare una giusta redditività è nel settore lattiero-caseario, con forme autentiche e virtuose di cooperazione. Così come anche va sottolineato lo stato di difficoltà del comparto della suinicoltura, messo in crisi dall’esplosione dei costi di alimentazione. Una giusta redditività è quanto ci consente di continuare ad investire in zootecnia, e non di ‘tirare a campare’. Senza liquidità – ha tra l’altro aggiunto – non solo non possiamo fare investimenti ma neanche affrontare temi importanti quali quelli legati al benessere animale. La sostenibilità – ha ribadito – è innanzitutto economica, e poi sociale ed ambientale”. Al centro del Convegno, due esperienze di aziende allevatoriali molto diverse tra loro: Claudio Destro, vicepresidente A.I.A. e Ad di Maccarese Spa ha parlato della ‘sostenibilità reale’ praticata ormai già da diversi anni dalla grande azienda situata sul litorale romano. Un’azienda che, anche se “fuori scala” per le sue caratteristiche dimensionali e produttive, si dimostra costantemente innovativa nel trovare soluzioni per ben integrarsi con l’ambiente ed il territorio, a sviluppare fonti energetiche rinnovabili, ad ottenere, tra le prime, certificazioni ambientali e riguardanti la salute e la parità salariale tra i lavoratori, in un solco ‘etico’ di responsabilità ed attenzione anche ai temi della formazione e della cultura vicina alla comunità locale. Di taglio assolutamente diverso, ma non meno appassionato, l’esempio aziendale presentato dall’allevatore Alessandro Marchi, titolare dell’azienda Cà Marmocchi e del caseificio di Rosola, a Zocca, sull’Appennino modenese. Una realtà che dimostra come la tenacia e la lungimiranza, facendo zootecnia in un ambiente montano e con una razza bovina, la Modenese, o Bianca Valpadana, recuperata e salvata dall’estinzione grazie al lavoro comune fatto con il sistema allevatoriale.

red - 23728

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