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Scomparso Vittorio Fusari, "cuoco gentile"

I suoi piatti, "un cibo di cuore". La sua filosofia: custodire, nutrire, innovare

E' morto ieri mattina all'ospedale Mellini di Chiari (Brescia) dove era ricoverato da una ventina di giorni per un principio d'infarto, lo chef Vittorio Fusari, definito il "cuoco gentile". Sessantasei anni compiuti lo scorso febbraio, fu attivo tra Brescia, Bergamo e Milano diventando una delle più significative espressioni della cucina italiana contemporanea, perfettamente bilanciata fra tradizione e innovazione. 

Custodire, nutrire, innovare era la sua filosofia. "Il mio lavoro è anche al di fuori delle cucine: tramandare la sapienza millenaria della gastronomia italiana è la mia vita. Perché il buon mangiare avvicina le persone, aiuta a trovare punti di vista comuni, aiuta ad essere felici": questo si leggeva in un suo profilo in rete.

Figlio di un ferroviere, e a sua volta capostazione, fu catturato da quella passione per i fornelli  che lo portò a guidare per diversi anni l'"osteria" Il Volto ad Iseo, sua città natale. Sei anni dopo la sua valenza professionale lo portò a brillare nel ristorante  di cucina d'autore Le Maschere. Tornò, nel 1995,  alla prima esperienza, alla sua idea d'osteria, stavolta ad Adro, con la Dispensa Pane e Vini. Dove riuscì a dare un'impronta moderna al concetto di spartana osteria di paese con una  fine dining abbinata ad una enoteca d'eccellenza, e dove tuttavia trovavano alta espressione le radici della Franciacorta. 

Dal 2025 al 2017 la sua breve ma incisiva parentesi al Pont de Ferr di Milano. La sua ultima avventura al Balzer di Bergamo, che Fusari rese un simbolo di convivialità e di comunità del cibo. Che egli stesso definiva un luogo dove "sono vietati i preparati, gli additivi e i conservanti a vantaggio delle materie prime fresche, delle biodiversità locali, i prodotti da agricoltura biologica". 

Cuoco, alchimista, artista tra i fornelli fin nell'anima, scevro da quella fame di telecamere e notorietà di cui sono preda molti moderni "chef", mise nero su bianco nel libro "La felicità ha il sapore della salute"  scritto a quattro mani col professor Luigi Fontana, la necessità di "nutrire non solo il corpo ma anche lo spirito". L'impellenza di recuperare quella conoscenza del cibo che è fondamentale per la nostra salute.  E, in un mondo fatto di fast food e delivery, un invito a tornare in cucina, ma con occhio attento a come gli alimenti  arrivano fino a noi. 

Fusari lascia una moglie, ed un figlio quindicenne.

 

CTim - 10144

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