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CLARA MOSCHINI

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Cantine Pellegrino festeggiano 140 anni

Tra marsala e passiti, sei generazioni di attività per la storica azienda siciliana

Un’azienda, un territorio e una famiglia, sempre la stessa. Che quest’anno festeggia i 140 anni di attività. Visto che nel 1880 il notaio Paolo Pellegrino, appassionato di vitivinicoltura, fondò a Marsala, in provincia di Trapani, un’attività destinata a perpetuarsi per sei generazioni. Intuendo la felice congiuntura economica dell’epoca: grazie alla quale il marsala, vino liquoroso apprezzatissimo (e re-inventato) dagli inglesi, a fine ‘800 spopolava in tutta Europa. E diventando una delle prime famiglie siciliane, insieme ai Florio, ad imporsi nella produzione marsalistica, fino ad allora di solo appannaggio anglosassone, Woodhouse in primis. A distanza di 140 anni, tra acquisti di nuovi terreni e tecnologie green oriented, sono i numeri a parlare per le Cantine Pellegrino: 150 ettari di tenute (Salinaro, Kelbi, Gazzerotta e Rinazzo) distribuiti nella provincia di Trapani, 5 milioni e 500 mila bottiglie prodotte nel 2019, 18 milioni di Euro di fatturato, di cui il 35% all’estero, tre cantine. 

Tra cui quella di Pantelleria, inaugurata nel 1992, 10.000 mq, in grado di lavorare fino a 30.000 q di uve zibibbo l’anno, per la produzione dei celebri moscati, passiti (di cui il Nes vino naturalmente dolce doc è il top di gamma) e vini bianchi dell’isola, ben il 65% dell’intera produzione locale. 140 anni e non sentirli? Per una volta la risposta non è così scontata. “Certo che li sentiamo”, spiega Paola Alagna Pellegrino (tra la 4° e la 5° generazione sono nate tutte donne e i cognomi sono cambiati), responsabile affari generali dell’azienda. “Sentiamo la responsabilità di portare avanti un’attività con radici così nel forti nel passato. E contare questi anni intensi significa procedere sempre con la stessa passione. Tante donne in famiglia? Contribuiscono a dare una visione a 360° di ogni problema”. 

Nata con il Marsala, l’azienda negli anni si è dedicata alla produzione di tutte le tipologie di vino, privilegiando dagli anni ‘80 i terroir e i vitigni autoctoni (recentissimi in nuovi impianti di frappato e grillo) della Sicilia occidentale: al punto che i bianchi e i rossi (tra i quali il Gazzerotta Grillo superiore, bianco doc da piante di oltre 35 anni, e il cru Tripudium rosso igt, Nero d’Avola in purezza) rappresentano oggi il 31% del fatturato, vero core business dell’azienda insieme al 27% dei vini di Pantelleria. Mentre il marsala si attesta al 20%, seguito a ruota dai vini liquorosi con il 17%. I dati del resto parlano chiaro: il mercato dei vini dolci è calato negli ultimi 5 anni del 20%, complici lo scarso appeal sui giovani e gli alcool test su strada che ne disincentivano il consumo a fine pasto. 

“Il calo dei vini liquorosi è un calo generalizzato”, spiega ancora Alagna. “Il marsala poi è un vino difficile da apprezzare, del cui valore si è perso un po’ il ricordo, in favore forse dei superalcolici. Ecco tra i nostri impegni c’è anche quello di mantenerne forte la memoria. E di rinfrescare la storia a tutti”. Proprio per svecchiare il glorioso prodotto è scattata di recente la Marsala Revolution, con il lancio di una nuova linea di marsala, più leggeri, immediati e piacevoli nel gusto, destinati ai giovani e al popolo dei mixologist. Ben 5 le diverse tipologie, dedicate a 5 personaggi, da Horatio Nelson ad Anita Garibaldi, che hanno fatto grande la storia del vino siciliano, avvolte in bottiglie dalla grafica moderna e minimal: garantendo così ad una bevanda vintage una nuova vita pop. E dopo il lancio l’anno scorso del Single Barrel 167, etichetta proveniente da una singola, eccezionale botte annata 2001, del liquore Batò e della grappa di Nes, ottenuta dalle vinacce delle uve di Pantelleria, per il 140 anni sono in arrivo grandi novità. Perché oltre all’apertura nell’antica bottaia di un percorso tra i manifesti storici e vari eventi celebrativi, è in arrivo “un vino speciale, molto legato al territorio, frutto di vitigni diversi”, conclude Alagna.

“Del resto i nostri terreni sono un laboratorio a cielo aperto, ricchi di sostanze utili per tirar fuori un vino come questo”. Che per adesso rimane top secret.

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