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Assolatte chiede ai produttori di ridurre le consegne

Con lo stop alla ristorazione e l'export in calo, il sistema rischia di collassare

“Siamo ancora aperti e facciamo l’impossibile per non fermare la macchina produttiva della filiera latte" afferma Giuseppe Ambrosi, presidente Assolatte.

“Siamo ancora aperti e facciamo l’impossibile per non fermare la macchina produttiva della filiera latte – afferma Giuseppe Ambrosi, presidente Assolatte –. Ma la volontà da sola non basta, ci troviamo, come tutti, a dover fare i conti con momenti drammatici che condizionano ora per ora la nostra attività.” La chiusura di tutti gli esercizi della ristorazione, delle mense, delle scuole e delle università ha provocato la cancellazione improvvisa di moltissimi ordini. "Abbiamo attivato una vera e propria rete di solidarietà, garantendo la raccolta di tutto il latte prodotto – dichiara Ambrosi – e durante tutta la scorsa settimana siamo riusciti a collocare tutte le cisterne. Non un litro di latte è andato sprecato. Per noi è un dovere imprescindibile ed è altrettanto prioritario garantire la sicurezza dei nostri collaboratori e dipendenti e delle loro famiglie, per i quali abbiamo adottato misure organizzative sempre più complesse ed onerose, ma che potrebbero non essere sufficienti a mantenere in attività i nostri stabilimenti". 

La situazione, informa Assolatte, rischia ora di peggiorare: l’export, che assorbe circa il 40% delle produzioni italiane, è in fase di rallentamento. Tutta l’Europa – che assorbe tre quarti del nostro export – si trova ad affrontare le conseguenze della pandemia e sta decidendo di chiudere molti sbocchi dei nostri prodotti. “Stiamo partecipando a tutti i tavoli governativi, e siamo pronti a intraprendere ogni iniziativa che scongiuri il fermo delle attività. Siamo perfettamente coscienti delle grandi responsabilità che abbiamo – conclude Ambrosi – ma è fondamentale che ognuno faccia la propria parte: i nostri fornitori devono fare il possibile e l'impossibile per limitare al massimo la produzione, perché nelle prossime settimane non riusciremo a mantenere la produzione agli stessi livelli di prima e il sistema rischia di collassare".

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