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Esselunga, costa caro l'accordo tra i figli di Caprotti

Per non far esplodere il debito Unicredit entra nel capitale del polo immobiliare

Esselunga vale 6,1 miliardi di euro. E' questa la conclusione a cui è giunto l'arbitrato partito 14 mesi che dovrebbe mettere fine allo scontro tra gli eredi di Bernardo Caprotti: da un lato, la seconda moglie Giuliana Albera e la figlia Marina Sylvia, dall'altro i figli di primo letto del fondatore, Giuseppe e Violetta Caprotti. Non c'è stato verso di trovare un accordo e ora Giuliana Albera e la figlia per esercitare il loro diritto a rilevare la minoranza hanno messo in piedi una costosa operazione da 1,83 miliardi per acquisire il controllo totale. Che si realizzerà con un finanziamento bancario da 1,31 miliardi, un conferimento da 535 milioni e una fusione tra la società operativa Esselunga e la controllante Supermarket Italiani. In più, Unicredit sarà tra i soci della nuova Esselunga.  Questa la soluzione decisa dopo il cda convocato sabato 22 marzo, per permettere a Marina Caprotti e alla Madre Giuliana Albera, proprietarie in solido del 70% del gruppo fondato da Bernardo Caprotti, per reperire le risorse con cui acquistare il 30% del gruppo in mano a Giuseppe e Violetta Caprotti, figli del primo matrimonio del fondatore scomparso del 2016.
 
Marina e la madre pagheranno 100 milioni cash e cederanno la loro quota dell'immobiliare Villata (il 32,5%, perché il resto è già controllato da Esselunga) a Unicredit per evitare di far esplodere il debito. Si, perchè il finanziamento bancario di 1,31 miliardi sarà trasferito e quindi ripagato da Esselunga quando questa si fonderà con la capogruppo Supermercati Italiani che oggi si indebita per liquidare i soci di minoranza.

La stessa società ha precisato che al 31 dicembre 2019 aveva disponibilità liquide e mezzi equivalenti per un ammontare pari a Euro 1.139 milioni e la posizione finanziaria netta adjusted era negativa di euro 150 milioni, ma "tenendo conto delle diverse operazioni collegate all’Acquisizione sopra descritte, l’indebitamento finanziario netto consolidato pro-forma di Esselunga al 31 dicembre 2019 sarebbe pari a: disponibilità liquide e mezzi equivalenti per un ammontare pari a Euro 306 milioni e una posizione finanziaria netta adjusted negativa di Euro 1.736 milioni".
 
In sostanza, Marina e la madre pagheranno il 28% ed Esselunga ripagherà il restante 72% della cifra. Va ricordato che due anni e mezzo fa Esselunga si è caricata anche dei 964 milioni di euro necessari per rilevare il 66,5% dell'immobiliare Villata.

In totale, il mancato accordo tra i due rami familiari costa una mobilitazione di risorse per 2,8 miliardi, a cui andranno aggiunte quelle necessarie per il possibile riacquisto della quota Unicredit, visto che Esselunga potrà esercitare un'opzione call entro il 31 dicembre 2027 per le azioni di Villata.

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