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Elio Germano: "Gli spot, che cosa umiliante"

L'attore ha iniziato la carriera grazie alle pubblicità per Bauli e il Kinder Bueno

La pubblicità? Che orrore, che volgarità. Ma anche, attenzione, "umiliazione e dolore". E' quanto emerge da alcuni passaggi dell'intervista rilasciata all'ultimo Sette del Corriere della Sera da Elio Germano, l'attore pluripremiato recentemente al Festival di Berlino, con affermazioni a metà tra un linguaggio vetero-pauperista stile anni Settanta e un discorso da salotto radical-chic. "Gli spot Bauli e Kinder Bueno sono stati la cosa più umiliante della mia vita, ho capito sulla mia pelle cosa vuol dire la pubblicità: tutti mi chiamavano col nome del prodotto".

Eppure l'intervistatore gli aveva fatto la domanda considerando quel passaggio come l'inizio della carriera "a 8 e 15 anni". Ma per Germano, che nel servizio fotografico che accompagna l'intervista compare in abiti di Giorgio Armani, quello è un periodo da dimenticare. "Prendevo attorno ai mille euro di oggi. Quando poi da grande mi hanno offerto diversi anni di stipendio per fare pubblicità ho rifiutato per terrore epidermico, lo stesso degli orsi che hanno preso la scossa al circo... Non me la sentivo di rimettermi in quel dolore". 

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