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Covid. Usa: è boom di alcolici e superalcolici

Con il blocco, nelle case schizzati i consumi di gin, tequila, vino e birra

Ne parla il New York Post in questi giorni: solo nella settimana terminata il 21 marzo scorso secondo i dati Nielsen, sono schizzati verso l'alto i consumi tra le mura domestiche di alcolici e superalcolici, complici la solitudine, l'incertezza per il futuro, ma pure gli happy hour organizzati a distanza per ingannare il tempo sui social o su piattaforme di videoconferenza.  

Il picco più alto lo hanno visto i venditori di liquori, che hanno registrato un aumento fino al 75% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso nella vendita di gin, tequila, e cocktails premiscelati. A seguire col + 66% i vini, e col 42% le birre. Affari d'oro dunque per i venditori on-line che nel totale hanno visto un aumento delle vendite nazionali del 243 per cento, di gran lunga superiori a quelle dei negozi "fisici" tradizionali, in gran parte chiusi se si fa eccezione per New York, dove i negozi di vini e liquori sono stati curiosamente considerati dal governatore Cuomo come "attività di vendita di beni essenziali"...

L'organo di stampa newyorkese riporta anche che secondo Drizly, l'app di e-commerce di alcolici conosciuta come l'"Amazon dei liquori", che serve oltre 100 mercati negli Stati Uniti e in Canada, l'impatto della pandemia da Covid-19 ha determinato nella settimana del 16-21 marzo un aumento delle vendite del 300% rispetto all'inizio dell'anno. 

L'incremento del consumo di alcolici ha però pesantemente influito negativamente su coloro che sono in fase di recupero dalle dipendenza da alcool e droghe, dicono gli esperti in campo medico, con conseguente, sensibile aumento delle ricadute.

CTim - 11291

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