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Coldiretti sui dati Istat/2: in 4 case su 10 scorte di cibo per paura pandemia

A febbraio è iniziata la corsa all’accaparramento degli alimenti in dispensa

Accumulati nelle dispense soprattutto, nell’ordine: pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%)

In quasi 4 case su 10 (38%) gli italiani hanno accaparrato scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore di non trovarli più disponibili sugli scaffali a causa della pandemia coronavirus. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ in relazione ai dati sul commercio al dettaglio dell’Istat a febbraio (vedi notizia EFA News), che su base tendenziale rileva un aumento record della spesa alimentare dell’8,2%, con punte del 9,6% per i discount alimentari e del 9,9% per i supermercati, ma ad essere presi d‘assalto sono state anche le piccole botteghe alimentari con un balzo del 5,3% delle vendite. 

Si i tratta di una tendenza che – sottolinea Coldiretti - con l’avanzare della pandemia si amplifica a marzo con aumenti delle vendite degli alimentari che nel dettaglio tradizionale salgono addirittura del 19%, mentre le consegne a domicilio sono esplose con un balzo del 90%. Nonostante l’emergenza Coronavirus e gli inviti a restare a casa quasi 1 italiano su 3 (30%) non resiste nemmeno 72 ore prima di dover uscire per fare la spesa in negozi, supermercati e alimentari. Il risultato è che nelle dispense sono stati accumulati soprattutto nell’ordine: pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%). Un comportamento pericoloso per la salute, per l’attesa nelle lunghe file, ma che favorisce le speculazioni dal campo alla tavola e anche  gli sprechi di cibo, in un momento delicato per le forniture alimentari del Paese. 

Una situazione che mette sotto pressione il lavoro di oltre tre milioni di italiani ai quali è stato richiesto di continuare ad operare nella filiera alimentare, dalle campagne all’industrie fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati, per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione. Una realtà che allargata dai campi agli scaffali vale 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil grazie al lavoro tra gli altri di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia, tra ipermercati (911) supermercato (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081 e altri negozi (138000). 

L’aumento esponenziale della domanda – rileva ancora Coldiretti – ha mandato in tilt il sistema di consegne a domicilio della grande distribuzione con un allungamento dei tempi e difficoltà per i cittadini con maggiori problemi ad uscire da casa. Un'esigenza che è stata colta dalle aziende agricole, le quali  hanno avviato appositamente la fornitura dei prodotti agricoli direttamente alle famiglie, senza intermediazioni. L’obiettivo di Coldiretti è "garantire, soprattutto alle fasce più deboli della popolazione, a partire dagli anziani e dai malati, la spesa alimentare direttamente dai contadini con prodotti freschi e di qualità. Molte delle iniziative messe in campo in questo periodo nelle diverse regioni d’Italia sono visibili sul sito www.campagnamica.it e vedono coinvolte circa quattromila aziende agricole che nell’ultima settimana hanno effettuato 700mila consegne della spesa contadina". Si tratta – spiega l'associazione – di prodotti locali, a chilometri zero, nel rispetto della stagionalità che non devono percorrere grandi distanze prima di giungere a tavola e sono quindi più freschi.

 

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