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Covid-19, verso la fase due

Filiera Italia: "Settore agroalimentare sia modello"

“La ripresa delle attività delle aziende oggi ferme è ormai improrogabile”, dice Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.  Corretto, secondo Filiera Italia, dare la precedenza al lavoro, mantenendo l restrizioni sulla libera circolazione delle persone a scopo ludico o di socializzazione. “Le fabbriche non possono più aspettare - prosegue il consigliere delegato - ritardi ulteriori nella programmazione della produzione, vorrebbero dire perdita definitiva di commesse e di mercati internazionali”. L’incertezza, infatti, spingerebbe i clienti internazionale a rivolgersi ad altri Paesi, anche comunitari, che pur con limitazioni non hanno mai smesso di produrre, come  ad esempio la Germania. “Non parliamo di apertura incondizionata - prosegue Scordamaglia - ma secondo un piano che dovrà essere ispirato ai comportamenti tenuti dalle filiere che non hanno mai chiuso”. 

“La filiera agroalimentare sia il modello per coordinare la riapertura” affermano da Filiera Italia. L’applicazione del protocollo sottoscritto tra parti sociali, infatti, ha reso possibile coniugare continuità nella produzione con tutela della sicurezza dei lavoratori e i dati sui contagi lo dimostrano. “Nell’industria alimentare abbiamo rallentato la velocità delle catene di produzione, distanziato le postazioni, dotato i lavoratori che per ragioni di lavoro non potevano rispettare il distanziamento sociale di Dispositivi di Protezione Individuale e mascherine”. Sono stati evitati in ogni caso la sovrapposizione di turni, razionalizzati gli spazi comuni e le mense.  

“Questo dovrà essere il modello e di principi ispiratori della ripresa della fase 2 da estendere all’intero settore manifatturiero”. La soluzione, secondo Filiera Italia,  non può più essere tenere i lavoratori a casa, ma riaprire progressivamente, anche con l’introduzione di ulteriori paletti da condividere tra imprese e comitato tecnico scientifico.

agu - 11369

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