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Cuba: priorità alla produzione alimentare nazionale

Per far fronte all'emergenza Covid e ridurre la dipendenza dall'import

Cuba importa ogni anno circa 2 miliardi di dollari di alimenti. Da anni il governo dell’isola sta provando ad aumentare la capacità produttiva interna per ridurre questa dipendenza. Ora, in tempi di Covid-19 e con il crollo delle entrate turistiche, tale necessità è divenuta ancor più impellente. Secondo il ministro dell'agricoltura cubano, Gustavo Rodríguez Rollero, le colture decisive per garantire l'autosufficienza, come riso, fagioli, mais, patate e patate dolci, dovrebbero essere considerate prioritarie. Altre priorità sono l’incremento della produzione di uova e di carne di ovini e suini, e cercare di ottenere varietà migliori di sementi, grazie alla ricerca. 

A questo proposito, il ministro ha sottolineato che il Paese è attualmente impegnato nella "campagna di primavera", una fase in cui gli agricoltori devono attrezzarsi per sfruttare il clima favorevole e la disponibilità d'acqua, poiché solo il 7% della terra è in zone irrigate. La massima priorità è garantire l'autosufficienza della comunità e collegare i produttori ai consumatori. Nella fase attuale, tra i compiti più urgenti ci sono la preparazione del terreno e la messa in sicurezza delle sementi, in modo che le prime piogge possano essere utilizzate per completare la semina, in particolare delle varietà vegetali a ciclo breve. 

A Cuba, si hanno oltre 30 anni di esperienza nell'agricoltura urbana, suburbana e familiare, con oltre 2.000.000 di ettari di terra e circa 353 cooperative specializzate nella coltura di alberi da frutto; queste attività sono considerate un punto di forza. Attualmente, nell'agricoltura risulta una carenza di oltre 9.000 lavoratori per la raccolta di patate, pomodori e tabacco, secondo quanto riporta Ice da L'Avana.

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