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CLARA MOSCHINI

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Carpigiani guarda oltre l'emergenza Covid-19

L'azienda leader delle macchine per gelato è pronta a ripartire/Gallery

Si sta allentando l'emergenza coronavirus e al rientro forse qualcosa sarà cambiato. Il consumo di gelato, per esempio, è destinato a cambiare pelle. “Prima della chiusura le gelaterie avevano un flusso costante di clienti. Dopo, chi aveva pronto il servizio di consegna a domicilio ha spinto sempre più sull'home delivery soprattutto in città come Bologna, Roma e Milano”, spiega  Achille Sassoli, marketing development director Carpigiani Group, azienda nata a Bologna nel 1946 e oggi leader mondiale nel settore delle macchine per gelato. Dal 1989 parte del gruppo Ali di Cinisello Balsamo, con 11 famiglie di prodotto, 300 modelli e oltre 2.000 versioni, l'anno scorso ha tagliato il traguardo dei 166 milioni di euro di fatturato, con l'estero che pesa per oltre l'85%. 

La parte artigianale va a gelaterie, pasticcerie, ristoranti per la produzione in proprio e verso terzi, quella soft, la tipica spina da cui si fa uscire il gelato, a siti produttivi Italia, Spagna, Stati Uniti, Cina e India, alle yogurterie o ai McDonald's e alle altre catene. Con oltre 30 concessionari in Italia, addetti anche alle gelatiere per l'home delivery, dopo l'emergenza la produzione rischia di essere ancora più forte. Perché il mercato, come dicevamo, è destinato a cambiare, con un nuovo modo di conoscere il gelato fuoricasa, come dimostra l'interesse dei grandi chef. 

“Lo chef  Massimo Bottura ha chiesto una Carpigiani per fare il gelato. Gliel'ho portata io stesso alla sua Osteria Francescana di Modena”, dice orgoglioso Sassoli. È lunga la lista degli chef che collaborano con Carpigiani, da Karim Bourgi (senegalese a Parigi, capo pasticcere del gruppo qatariota Al Mana) a Ghetto Gastro di Malcom Livingstone II, in pieno Bronx, fino a Davide Oldani. Inoltre, con i webinar, i seminari via web, Carpigiani sta creando una serie infinita di proseliti. “A fine marzo abbiamo lanciato il corso home delivery: in 36 ore abbiamo avuto 100 iscritti di persone collegate per il corso in italiano e oltre 200 iscritti a quello di inglese. Ora approntiamo un cambio di piattaforma per gli spagnoli, con già 120 iscritti tra Spagna e Sud America”, ammette Sassoli. 

Le altre iniziative puntano a fidelizzare clienti e fruitori. Come Gelato University, dal 2004 riconosciuta a livello internazionale come fucina dei gelatieri di successo, o come Gelato Festival e Gelato World Tour, con cui l'azienda ha formato, in otto anni, oltre 2.500 gelatieri in tutto il mondo, mille dei quali solo in Italia.  Acquistare un impianto griffato dall'azienda bolognese (la sede è ad Anzola dell'Emilia) costa da 20 a 40 mila euro per pastorizzatori, da 15 a 55 mila euro per i mantecatori, le due macchine per cui Carpigiani è più conoscuita nel mondo. 

Tornando al Covid-19, “in Italia prevediamo un impatto importante di questa emergenza sul nostro settore, perché non si capisce quando riapriranno le gelaterie. La vera produzione è ancora chiusa, per cui facciamo solo attività di fornitura di pezzi di ricambio”, dice il manager. Intanto, in un paese europeo ancora top secret, prepara la firma di un accordo di fornitura per Mc Donald's di cui è fornitore da anni in giro per il mondo. E in Cina, dove è presente da vent'anni, si prepara ad assecondare il Premium soft serve, la nuova tendenza del gelato espresso (quello con il ricciolo), caratterizzata da ingredienti ricercati, primo fra tutti il latte, e da forme e colori più spettacolari e instagrammabili, cioè da raccontare a tutti. Per questo Carpigiani ha appena lanciato il nuovo servizio Soft serve consulting in grado di seguire il cliente offrendo le migliori soluzioni tecnologiche e ricette esclusive, la realizzazione del concept di food design e la consulenza dedicata all’operations management su uno o più punti vendita. 

“All'utima edizione del Sigep abbiamo presentato in anteprima mondiale la macchina con blockchain che quindi è disponibile - dichiara Sassoli - È la prima macchina Carpigiani dotata di tecnologia blockchain che renderà possibile il pay per use, un raffinato sistema di controllo permette di tenere traccia della miscela versata in macchina e di comunicare alla piattaforma blockchain i dati della transazione”. In pratica è un nuovo modello che garantisce agli esercenti di non comprare tanto la macchina quanto il contratto: i gelatieri, anche quelli cinesi, pagano per quanta miscela mettono nel serbatoio e usano, visto che è incerta la quantità di gelato che verrà venduta. In Cina Carpigiani ha uffici commerciali a Shanghai e, dal 2018, a Guangzhou, dove è stata inaugurata la seconda sede dei corsi della Carpigiani Gelato University.

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