Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

I rischi della dieta veg in gravidanza e allattamento

Le raccomandazione nel report delle associazioni scientifiche dei pediatri

Le diete vegetariane sono adeguate per consentire un corretto e fisiologico sviluppo neuro-cognitivo? Lo sviluppo neuro-cognitivo è diverso nei bambini a dieta vegetariana da quelli che seguono una dieta con prodotti animali? Risposte a questi importanti quesiti vengono da un position paper su "Diete vegetariane in gravidanza e in età evolutiva" elaborato dalla Società italiana di Pediatria preventiva e sociale (Sipps) in collaborazione con la Federazione italiana medici pediatri (Fimp), la Società italiana di medicina perinatale (Simp) e la Società italiana di medicina ambientale (Sima).  Spiega Andrea Vania, responsabile del centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del dipartimento di Pediatria della Sapienza Università di Roma, nella presentazione del rapporto sulla rivista "Pediatria Preventiva e Sociale": “Per l’età pediatrica, negli ultimi tempi, si sono accumulate varie posizioni favorevoli verso il possibile uso di stili alimentari vegetariani anche nel bambino, già a partire dall’inizio dell’alimentazione complementare ma anche prima, in caso di indisponibilità del latte materno. Inizialmente si trattava solo di documenti che, pur accompagnati da ampia letteratura scientifica, non avevano quel rigore metodologico che invece è indispensabile nell’affrontare un tema dalle mille ricadute potenzialmente critiche sulla salute infantile”. 

Il professore illustra come le quattro società scientifiche abbiano "ritenuto necessario approfondire alcuni punti critici connessi all’adeguatezza delle diete vegetariane in età pediatrica. Nel saggio si fa chiarezza su crescita e sviluppo neurocognitivo dei bambini, ed effetti dell’alimentazione vegetariana vista come fattore di esposizione (sia di rischio che di prevenzione) per le patologie trasmissibili e non trasmissibili". Ferro, zinco, DHA e vitamina B12 sono "tutti micronutrienti la cui carenza nelle diete vegetariane non solo è possibile, ma anche tanto maggiore quanto più la dieta è restrittiva (massima quindi nelle diete vegane o macrobiotiche)", si legge nel documento. "Giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo neuronale e neuro-cognitivo, nel quale si individuano periodi critici, di particolare vulnerabilità, in cui l’esposizione alla malnutrizione o a carenze di stimoli ambientali o ad entrambi può produrre una riduzione della plasticità neurale attraverso meccanismi epigenetici".

Precisando che "mancano studi di adeguata numerosità e di buona qualità metodologica", lo studio precisa che "le evidenze scientifiche sono costituite da studi e revisioni sistematiche con metanalisi sui deficit dei singoli nutrienti, tutte coerenti nel dimostrare importanti esiti a breve ed a lungo termine sul neurosviluppo". 

"Nei lattanti, la carenza di vitamina B12 si manifesta fra i 4 e i 6 mesi di vita ed è stata associata ad una alterata mielinizzazione che altera la velocità di conduzione, danneggiando i sistemi uditivo e visivo e interferendo con l’apprendimento e l’interazione sociale’. Nei primi mesi di vita non si può escludere che diete vegetariane/vegane della madre nutrice, non supplementate, comportino gravi esiti clinici sullo sviluppo auxologico e/o psicomotorio dei bambini allattati al seno; stessi rischi si possono evidenziare successivamente, nel secondo semestre, in bambini che introducono un’alimentazione complementare esclusivamente vegetariana non adeguatamente supplementata".

Nei lattanti esclusivamente allattati da madri vegetariane o vegane (che non assumono supplementi di vitamina B12 e in carenza di vitamina B12) ‘il tempo di recupero è variabile e non completo, in quanto in alcuni bambini persiste comunque, al termine della terapia, un ritardo dello sviluppo psicomotorio. La carenza di ferro in gravidanza o nei primi anni di vita è stata messa in relazione con una maggiore frequenza di ansia, depressione e schizofrenia in età adulta. I deficit di folati e vitamina B12 sono associati ad un maggior rischio di depressione durante l’età adulta. Un deficit di zinco nei bambini- continua il documento- è stato associato a diversi disturbi comportamentali, cognitivi e motori. Non si hanno dati definitivi sul fatto che una donna gravida che segua una dieta vegetariana non supplementata sia in grado di soddisfare l’elevato requisito fetale di PUFA n-3 per lo sviluppo neurale del feto. Considerati gli importanti esiti a breve e lungo termine sul neurosviluppo da deficit di nutrienti, specificamente ferro, zinco, DHA e vitamina B12, le diete vegetariane devono essere considerate inadeguate a garantire in età pediatrica un corretto sviluppo psicomotorio. Si raccomandano quindi periodiche e specifiche valutazioni nutrizionali, soprattutto nella prima infanzia, ed adeguate supplementazioni’.

"Non si hanno dati di sicurezza sugli effetti delle diete vegetariane/ vegane della madre nutrice sullo sviluppo auxologico e/o psicomotorio dei lattanti allattati al seno. Per i noti effetti a breve e lungo termine dei deficit di alcuni nutrienti nel lattante allattato al seno, in particolare ferro, DHA e vitamina B12, si raccomanda un attento monitoraggio nutrizionale della madre vegetariana/vegana che allatta al seno provvedendo alle integrazioni necessarie per evitare che possano verificarsi esiti clinici gravi come deficit della crescita, anemia e deficit neurologici. Si raccomanda di continuare l’allattamento al seno almeno nei primi 2 anni di vita del figlio- precisa il documento Sipps, Fimp, Sima e Simp- sia se la madre segue una dieta vegetariana, sia se vegana (raccomandazione positiva forte). Se il lattante non è allattato al seno, o lo è solo parzialmente, si raccomanda di non somministrare bevande vegetali del commercio, ma formule, anche a base di proteine vegetali come riso o soia, adattate per lattanti". 

In allegato il report completo.

Allegati
agu - 12430

EFA News - European Food Agency
Simili