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Torna la fiducia dei consumatori

Secondo “Economic Recovery Pulse Check” di Boston Consulting Group

BCG “Economic Recovery Pulse Check”: in Italia il Consumer Activity Index, sceso a 48 punti ad aprile, risale a 91 punti a luglio

I consumatori italiani, avvicinandosi ai livelli pre-crisi e allineandosi a quanto avviene nel resto d’Europa, hanno di nuovo voglia di fare acquisti. Una tendenza, questa, che Boston Consulting Group (BCG) – società leader nella consulenza strategica – ha rilevato nella sua ultima analisi “Economic Recovery Pulse Check”, con cui si è tastato il polso delle economie globali, per capire a che punto siamo nella ripresa. In Italia il “Consumer Activity Index” - l’indice sulla fiducia dei consumatori sviluppato da BCG aggregando macrodati su spostamenti e propensione all’acquisto tramite forme di pagamento elettroniche - a luglio segna 91 punti, poco inferiori ai 99 punti registrati a fine febbraio, ad inizio lockdown, e superiori di ben 43 punti al minimo toccato ad aprile, in piena pandemia.

Per fornire una fotografia dello stato dell’arte di un paese, nell’analisi, insieme all’appetito di chi vuole fare acquisti, BCG ha guardato all’andamento di diversi settori. Riguardo alla mobilità, i nostri concittadini sono tornati a viaggiare in auto più di prima (+0,6%) ma sono ancora lontani dai dati pre-Covid: gli spostamenti per raggiungere i posti di lavoro e in città registrano rispettivamente -19,1% e -21,7%. Diverse industry riescono finalmente a vedere la luce dopo mesi di crisi intensa: è il caso dei servizi finanziari e dell’automotive che, dopo avere registrato una flessione del -95% di vendite durante il lockdown, ora mostra grandi segnali di ripresa, seppur rimanendo lontano dai livelli pre-crisi.

L’Italia si colloca in un contesto europeo prevalentemente stabile, in cui tutti i settori industriali stanno tornando all’80-90% dei livelli normali. Ma non tutti i Paesi si trovano nella stessa fase. 

In Europa, dove emergono diverse tendenze positive, gli sforzi si concentrano adesso sulle azioni governative implementabili per contenere il virus in modo sostenibile. Anche la Cina presenta una situazione positiva andando addirittura oltre i livelli di ripresa in alcuni settori, che tornano a crescere, come quello finanziario (diversa è la situazione in Paesi come USA, Giappone e Brasile, dove il virus è ancora presente e impedisce una ripresa economica).

In Europa l’industria automobilistica ha pagato particolarmente le conseguenze del lockdown, con un -95% sulle vendite anche in Spagna, ma da maggio è in costante ripresa. Qui Germania e Francia sono i Paesi con il recupero migliore grazie alle vendite nei paesi extra EU e ai recovery plan stilati dai governi. Anche trasporti e logistica hanno avuto pesanti ripercussioni a causa della sospensione delle importazioni e delle esportazioni internazionali, così come l’ambito finanziario, caratterizzato dall'incertezza che domina in tutti i comparti. Cresce, in controtendenza, il settore sanitario, dato facilmente spiegabile dalle necessità primarie in un momento di pandemia. Anche l’attività dei consumatori torna a stabilizzarsi, specialmente in Germania e Francia, mentre in Regno Unito i livelli di consumo sono ancora 24 punti al di sotto della soglia pre-crisi.

Il Giappone è stato prudente nella gestione della crisi, con misure graduali che hanno evitato il lockdown e un conseguente calo delle attività progressivo. Ne è la prova l’impatto sull’attività dei consumatori, rimasta molto alta all’inizio della pandemia e adesso già in recupero dopo il lieve calo registrato a maggio. Sono più vicini ai livelli normali gli spostamenti personali e per il settore alimentare, mentre rimangono ancora molto bassi gli spostamenti urbani e per lavoro. L’impatto è stato lieve anche sul settore energetico, che non ha subito blocchi grazie al fatto che i trasporti non si sono mai arrestati. Tra i settori in ripresa c’è anche quello automotive, mentre il comparto logistico è stato quello più colpito.

Il Paese con più conseguenze è il Brasile, dove il calo delle attività è iniziato a marzo, in concomitanza con il lockdown europeo e statunitense. Il Paese combatte ancora contro la crisi sanitaria, che impedisce qualsiasi ripresa e, anzi, determina pesanti conseguenze su tutti i settori. A giugno si è registrato un miglioramento soltanto nel comparto automobilistico, ma i livelli rimangono drammatici, con un -85% di vendite di auto rispetto a luglio dello scorso anno. Le attività dei consumatori brasiliani rimangono 15 punti sotto i livelli pre-crisi, con -35,4% e -38,4% registrati nella mobilità urbana e del retail. Allo stesso tempo, alcuni tipi di mobilità, come quella del settore alimentare e quella privata, mostrano livelli di attività superiori a quelli normali (+7 e +12,7).

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EFA News - European Food Agency
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