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Integratori sotto la lente di Altroconsumo

La cattiva comunicazione a discapito dei consumatori

Altroconsumo ha svolto un'indagine sui contenuti realizzati da influencer che promuovono integratori alimentari sui social. Risulta che influencer e aziende comunicano spesso in modo incompleto, non sempre attenendosi alle linee guida che devono rispettare per una pubblicità trasparente, e, a volte, con claim ingannevoli che comunicano un messaggio errato agli utenti. Nell’ambito di un progetto finanziato dalla Commissione europea (programma per la tutela dei consumatori 2014-2020), l'Associazione di difesa dei consumatori è andata alla ricerca dei casi di pubblicità non trasparente od occulta degli influencer che, principalmente su Instagram, promuovono integratori alimentari: pillole, capsule, bevande, sostituti del pasto, ma anche tè e tisane. 

Nella maggior parte dei casi i produttori di integratori scelgono i cosiddetti “nanoinfluencer”. Sono infatti i profili con meno di 10mila follower ad avere maggiore presa in termini di condivisioni, commenti, like e interazioni da parte di singoli utenti. A differenza delle celebrità, che hanno milioni di follower, i piccoli influencer riescono ad esercitare un ascendente più forte nei confronti dei propri seguaci e sanno creare intorno a sé una comunità più fedele e coesa.

L’influencer genera codici sconto col software messo a disposizione dall’azienda. Questi codici vengono offerti ai follower come se fossero una “conquista” che l’influencer è riuscito a strappare a favore dei suoi seguaci e non come parte di un accordo commerciale. I vantaggi sono diversi: l’influencer guadagna una percentuale sugli acquisti con codici sconto a suo nome, l’azienda riesce a tracciare le vendite grazie al codice sconto usato, e a valutare così l’abilità dell’influencer come venditore.

Si tratta di un settore molto delicato, in cui la correttezza dell’informazione non incrocia solo gli aspetti relativi alla trasparenza del messaggio pubblicitario, ma anche quelli che riguardano la salute delle persone, dal momento che possono indurre a comportamenti alimentari sbagliati. A tal proposito, a conclusione dell'indagine, Altroconsumo ha segnalato alcune aziende all’Antitrust con l’obiettivo di porre fine a queste pratiche scorrette.

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EFA News - European Food Agency
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