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CLARA MOSCHINI

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Sos Usura, racket su cibo vale 24,5 miliardi

Agromafie si appropriano di campi, supermercati e ristoranti, secondo studio Coldiretti

La Guardia di Finanza di Catania ha arrestato un 33enne, per usura nei confronti di un ristoratore già in difficoltà per il calo degli incassi legati all'emergenza Covid-19. "La crisi di liquidità generata dall’emergenza coronavirus in molte strutture economiche le rende più vulnerabili ai ricatti e all’usura con oltre cinquemila ristoranti già finiti nelle mani della criminalità, che estende il proprio business nell’agroalimentare per un valore di 24,5 miliardi. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base delle analisi dell’osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare in riferimento all’operazione di arresto svoltasi nella città siciliana. 

L'associazione evidenzia una crescita degli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agroalimentare che è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone. "Il business si estende dal cibo all’ambiente con nuovi interessi nell’ambito della green economy, come dimostra l'operazione chiamata "Energie pulite" condotta dalla Guardia di Finanza e Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria che ha portato al sequestro di compendi societari, beni mobili e immobili per circa 50 milioni di Euro riconducibili a tre imprenditori indiziati di essere appartenenti alla ‘ndrangheta".

"In questo modo le agromafie si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare dai campi agli scaffali fino ai tavoli dei ristoranti, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio made in Italy", sottolinea Coldiretti.

L'Associazione spiega come, con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione, le agromafie impongono la vendita di determinati prodotti agli esercizi commerciali come negozi e supermercati, che a volte, approfittando della mancanza di liquidità, arrivano a rilevare direttamente grazie alle disponibilità di capitali ottenuti con il commercio della droga. "Un fenomeno che minaccia di aggravarsi senza adeguati interventi finanziari per contrastare gli effetti della pandemia che potrebbero spingere le imprese a rischio a ricorrere all’usura per trovare i finanziamenti necessari".

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EFA News - European Food Agency
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