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Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

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Al via In Sicilia, la prima comunità del cambiamento di Slow Food

Nascita della food forest, una foresta commestibile in un fondo confiscato alla mafia

È a Partinico, trenta chilometri a sud-ovest di Palermo, la prima "comunità del cambiamento" di Slow Food. Ad animarla sono due realtà siciliane: Valdibella, cooperativa agricola attiva nella vicina Camporeale dal 1998, e NoE (No Emarginazione), cooperativa sociale che dal 1993 si occupa di inclusione sociale di persone portatrici di handicap. A sostenere economicamente il progetto, invece, è Fpt Industrial, marchio che fa parte del gruppo Cnh Industrial.

Le "comunità del cambiamento" sono un’iniziativa ideata da Slow Food per sostenere progetti collettivi con cui imprese e realtà del terzo settore si impegnano a realizzare un cambiamento nei sistemi alimentari locali, adottando pratiche più sostenibili e inclusive, profondamente ispirate dai principi del buono, pulito e giusto. Lanciato la scorsa primavera, il progetto ha esordito nei mesi estivi, quando si è aperta la prima finestra dedicata alle candidature. Il progetto è stato selezionato da Slow Food tra i 30 pervenuti in quella prima fase di candidatura. Una seconda fase di candidatura sarà avviata nel 2021.

Nel 1998, NoE ricevette in affidamento un fondo proveniente dalla confisca alla mafia. Una superficie di poco più di cinque ettari che presto diventerà una food forest, una foresta commestibile. L'area verrà convertita in un sistema agroforestale nel quale troveranno spazio diverse specie di piante, alcune destinate a produrre cibo e altre semplicemente ad arricchire la biodiversità necessaria a mantenere in equilibrio l’ambiente.

L’idea è nata tra maggio e giugno da Carla Monteleone, agronoma della cooperativa NoE e Massimiliano Solano, presidente di Valdibella, che ha coinvolto l’ecologo brasiliano Rafael da Silveira Bueno; quest'ultimo ha suggerito la creazione della food forest. Il progetto prevede la piantumazione di circa 1500 alberi, tra cui olivi, frassini da manna, avocadi, agrumi, noci, la nascita di un giardino mediterraneo e l’allestimento di un’area orticola. Ci sarà un bio-lago per la gestione delle acque reflue fitodepurate, un’area di compostaggio e verranno piantate siepi che offriranno protezione dal vento e dagli incendi. La biodiversità è al centro del progetto, lo dimostra anche la volontà di destinare un’area a querce, corbezzoli, ginestre, rose canine, mirti e biancospini, piante che rappresentano risorse alimentari per le api. "Sarà una realtà agricola professionale, produttiva, basata su uno schema agroecologico e improntata al minimo impatto ambientale", assicura Solano. Il progetto ha anche una forte impronta sociale, perché in tutte le fasi della filiera produttiva (dal campo alla trasformazione della materia prima) saranno coinvolte persone svantaggiate. 

 Scopri il progetto attraverso le parole dei protagonisti, nel video in basso: 


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EFA News - European Food Agency
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