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Carbon Neutrality nell'agroalimentare: Lce lancia Executive Program con Eiis

Intervista con Assunta Filareto, manager sostenibilità di Life Cycle Engineering

Con il lancio Green Deal, il piano strategico per rendere l'Europa climaticamente neutrale entro il 2050, il tema della carbon neutrality è entrato di prepotenza in tutte le agende di lavoro dei governi e nelle prospettive di sviluppo sostenibile in tutti i settore, compreso ovviamente l'agroalimentare, che è chiamato a nuove sfide e a conseguenti nuove opportunità. Proprio alla Carbon Neutrality è dedicato un nuovo Executive Program organizzato da LCE - Life Cycle Engineering, insieme all'European Institute for Innovation and Sustainability (https://eiis.it/carbon-neutrality-executive/).

Per approfondire sfide e opportunità si prospettano per le aziende del settore agroalimentare, EFA News ha intervistato Assunta Filareto, manager della sostenibilità della società di consulenza sulla sostenibilità Life Cycle Engineering.

Ci aiuti a contestualizzare. Cos’è il Green Deal e quali influenze avrà sul settore agroalimentare?

Il Green Deal è una strategia di crescita che l'Europa intende mettere in atto per ridurre e contenere il cambiamento climatico, adempiendo così agli impegni internazionali presi nell'accordo di Parigi. L'obiettivo finale è quello di azzerare le emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050. Per farlo è necessario avviare una profonda trasformazione che coinvolgerà tutti i settori: quello energetico in primis, ma anche il mondo industriale, dei trasporti e, ovviamente, quello agroalimentare. Economia circolare, riduzione delle emissioni, energie rinnovabili e biodiversità saranno alcuni dei temi cardine dell’agenda politica europea nel medio periodo.

Il sistema alimentare riveste un ruolo fondamentale all’interno del Green Deal, tanto che le misure relative a questo settore sono state raggruppate nella strategia “From Farm to Fork”. Questo approccio – che si estende, appunto, a tutta la filiera dal produttore al consumatore – tocca vari temi: aumentare la sostenibilità della produzione alimentare (in particolare grazie alla riduzione di pesticidi e fertilizzanti chimici e alla tutela della biodiversità), ridurre lo spreco alimentare, ridurre le frodi alimentari e incentivare un consumo più informato e sostenibile.

Che tipo di ripercussioni ci saranno per le imprese del settore agroalimentare?

Non parlerei tanto di “ripercussioni”, quanto di opportunità. Oggi un’impresa che voglia essere sostenibile deve adottare la giusta “pre-occupazione”, intesa nel senso etimologico del termine: cioè prepararsi a cogliere le opportunità derivanti dai cambiamenti del contesto economico e sociale. Chi si muove per primo, diventando un modello di riferimento all’interno del proprio settore, ottiene un vantaggio competitivo.

E su quali tematiche dovrebbero investire le imprese che vogliono “pre-occuparsi” della sostenibilità?

Parlare di sostenibilità nell’ambito agroalimentare è complicato perché significa mettere insieme dei fattori spesso inconciliabili: impatti ambientali, spreco di cibo, tutela del territorio, benessere animale, valori etici… Insomma, le zone di grigio sono molte e talvolta non è possibile trovare una soluzione che soddisfi tutti i consumatori. Ma volendo restringere il campo alle tematiche che più possono rappresentare un fattore critico di successo, parlerei sicuramente di carbon neutrality e, più in generale, di interventi per ridurre sempre di più le emissioni dell’intera filiera produttiva. Inoltre, sarà sempre più importante comunicare in modo efficace la sostenibilità e i valori d’impresa ai consumatori, usando un approccio trasparente e coinvolgente.

Ci spiega in poche parole cos’è la carbon neutrality?

Con il termine “carbon neutrality”, o neutralità climatica, si intende l’annullamento dell’impronta carbonica di un’azienda, di un prodotto o di un servizio. Questo si ottiene sottraendo dall’atmosfera una quantità di anidride carbonica (CO2) pari a quella che viene generata per produrre il prodotto o l’attività in esame. Per raggiungere la “carbon neutrality” è necessario mettere in piedi un percorso che prevede tre passaggi necessari. Si parte dal misurare le emissioni di gas serra generate lungo tutto il ciclo di vita del prodotto (o azienda o servizio). Dopodiché si elabora una strategia di riduzione delle emissioni, agendo sui processi gestiti direttamente e stringendo collaborazioni di filiera. In questo frangente è importante fissare degli obiettivi ambiziosi, specifici e raggiungibili. Le emissioni “residue”, ovvero quelle che non è possibile eliminare, vengono poi compensate investendo in progetti che permettano di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera. Un modo semplice per farlo è l’acquisto di certificati che attestino la generazione di crediti di CO2 da progetti che hanno un impatto positivo sul pianeta, come la piantumazione delle foreste o la produzione di energia rinnovabile.

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EFA News - European Food Agency
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