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Ubri/2. Ferrieri: "Il governo ascolti i ristoratori e basta premiare il delivery”

Molto duri i commenti sull'operato dell'esecutivo di Giuseppe Conte

Intervista esclusiva a Vincenzo Ferrieri, presidente di Ubri, l’unione dei maggiori brand della ristorazione italiana.

Durissimi i toni di Ubri, l’unione dei maggiori brand della ristorazione italiana, nei confronti delle scelte operate dal governo di Giuseppe Conte durante la gestione dell'emergenza coronavirus. Attraverso una lettera inviata nei giorni scorsi al premier e al ministro dello Sviluppo economico (vedi articolo EFA News), Ubri ha chiesto di partecipare al tavolo dei tecnici per condividere le misure "ormai imprescindibili" per sostenere il comparto della ristorazione. "Se non interveniamo immediatamente arriveremo a bruciare in 12 mesi un impressionante numero di attività che rappresentano una delle parti più dinamiche dell’impresa italiana e che coinvolgono decine di migliaia di persone, sia come addetti che come produttori e indotto", si legge nell'appello diffuso a mezzo stampa. Ne abbiamo parlato con il presidente Vincenzo Ferrieri.

Perché avete deciso di scrivere al governo?

Perché esausti di 10 mesi di ristori inconsistenti, politiche di apertura e chiusura delle attività senza senso e zero interventi strutturali a sostegno di un settore che va innanzitutto compreso nelle sue peculiarità ed esigenze.

Su quali punti chiedete maggiore attenzione?

Canoni di locazione, delivery, aperture in sicurezza e alleggerimento della pressione fiscale.

Il delivery, opportunità o concorrenza?

Ad oggi non è nessuna delle due. È un sistema non virtuoso che fa acqua da tutte le parti. Multinazionali che non pagano le tasse in Italia e applicano un contratto di lavoro indegno per un paese civilizzato. Nonostante questo perdono tantissimi soldi e schiacciano i ristoranti con commissioni insostenibili, che aumentano sempre di più. Come se non bastassero le commissioni, impongono politiche di sconto continue pur di guadagnare nuovi utenti sulle loro piattaforme (ricordiamo che in un paese civile i saldi sono regolamentati). Inoltre le posizioni per i ristoranti all’interno dell’applicazione sono a pagamento e non legati a un algoritmo trasparente e meritocratico. Questo mette le multinazionali in una posizione di abuso di posizione dominante e concorrenza sleale. In tutti i mercati più evoluti, i governi sono intervenuti a sostegno delle imprese locali fissando un tetto massimo alle commissioni e regolamentando i saldi.

Qual è la vostra posizione sulle chiusure dei centri commerciali? Quali contributo portano al vostro business questi luoghi?

Un contributo importantissimo! Da anni ormai i centri commerciali sono sempre più legati alla ristorazione che è passata dal 7% al 25% all’interno di queste strutture. La chiusura del weekend è un ulteriore schiaffo a questo settore, anche perché i centri commerciali eventualmente sono disponibili, organizzati e strutturati per contingentare gli ingressi e mantenere lo stesso numero di persone a cui è concesso l’ingresso in settimana.

Lavoro e fisco, cosa servirebbe per dare un aiuto concreto al settore? 

Ci vuole un patto occupazionale con le imprese che preveda una riduzione degli oneri sociali e contributivi. Contributi fiscali sulle commissioni delle piattaforme di delivery e nuovi investimenti.

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EFA News - European Food Agency
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