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Embargo russo colpisce ancora l'export agroalimentare made in Italy

Caso Navalny, in arrivo nuove sanzioni

Le esportazioni agroalimentari made in Italy in Russia hanno perso oltre 1,3 miliardi negli ultimi sei anni e mezzo

Anche per gli Usa c'è il Governo di Mosca dietro all'avvelenamento con il Novichok dell'oppositore russo Alexei Navalny, il nemico numero uno di Vladimir Putin. E' la conclusione di un rapporto declassificato dell'intelligence americana, che ha spinto l'amministrazione Biden a varare le sue prime sanzioni contro la Russia. Quest'ultima risponderà alle nuove sanzioni Usa "in base al principio di reciprocità", ma la reazione "non sarà necessariamente simmetrica", ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ripresa dall'agenzia Interfax. Le esportazioni agroalimentari made in Italy in Russia hanno perso oltre 1,3 miliardi negli ultimi sei anni e mezzo a causa dell’embargo deciso da Putin che tuttora colpisce una importante lista di prodotti europei con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, come ritorsione alle sanzioni dell’Unione Europea. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento all’annuncio che la Russia risponderà alle nuove sanzioni per il caso Navalny.

 L’agroalimentare è l’unico settore tuttora colpito direttamente dall’embargo deciso dalla Russia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 per la crisi in Ucraina e più volte rinnovato che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni in Russia dei prodotti presenti nella lista nera, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele, ma anche frutta e verdura. "Al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge la beffa della diffusione sul mercato di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il made in Italy realizzati in Russia (Parmesan, mozzarella, robiola, ecc) o nei paesi non colpiti dall’embargo come scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta made in Bielorussia, ma anche salame Milano, Parmesan e Gorgonzola di produzione Svizzera e Parmesan o Reggianito di origine brasiliana o argentina", spiega Coldiretti.

Il danno riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre, in altri, sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu. "Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia che deve affrontare le difficoltà provocate dall’emergenza Coronavirus ed è importante che si riprenda la via del dialogo perché il settore agroalimentare non può essere usato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale", comunica una nota stampa dell'associazione.

hef - 17455

EFA News - European Food Agency
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