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Instafactory Mutti: a luglio si replica

Intervista con Giorgio Lecchi, direttore di produzione

Si chiama Instafactory. E' il progetto con cui la Mutti ha capovolto il paradigma produttivo, al limite dell'ovvio, dell'industria conserviera e non solo: portare la materia prima all'impianto di trasformazione. L'anno scorso il famoso marchio emiliano del pomodoro (340 milioni di euro il fatturato 2019, più del 50% realizzato all'estero) ha invece fatto il contrario, portando quattro microimpianti a bassissima invasività, circa 1000 mq, sui campi di altrettanti conferitori di prodotto (su circa 400), mettendo in pratica il famoso concetto del chilometro zero, e senza necessità di attingere energia e acqua dall'esterno.

Poteva apparire una grande trovata sul piano della comunicazione, di sicuro impatto a livello di immagine; di quelle iniziative che fanno messe di titoli sui giornali, anche quelli a diffusione nazionale, ma che poi non hanno un seguito concreto. Ma nel caso di Instafactory le cose stanno in modo diverso: l'iniziativa non solo avrà un seguito, ma anche uno sviluppo tecnico-operativo.

E il riservo mostrato dal direttore di produzione, Giorgio Lecchi, recentemente intervenuto all'Osservatorio Agrifood, a fornire dettagli sull'iniziativa, soprattutto sulle sue prospettive, dimostra quanto il gruppo conserviero non solo creda in questa iniziativa ma vi abbia scorto un vantaggio che vuole tenersi ben stretto. Giova qui ricordare che per Mutti è fondamentale assicurarsi una qualità della materia prima alta e soprattutto affidabile. European Food Agency ha intervistato Lecchi cercando di saperne un minimo di più.

Efa: L'Instafactory poteva facilmente essere percepita come un'operazione di immagine. In realtà l'iniziativa ha delle prospettive industriali?

Lecchi: Effettivamente, all'annuncio di questa operazione diversi commentatori di varia provenienza ci hanno detto che era un'eccellente idea di marketing. In realtà la cosa va ben al di là di questo, ci sono delle prospettive su cui non posso dirle di più perché coinvolgono alcuni aspetti della nostra strategia aziendale.

Efa: Come è nato il concetto Instafactory?

Lecchi: Mutti in quanto marchio premium cerca sempre di mantenere una certa distanza dai competitor in termini qualitativi, dato il valore in più richiesto ai consumatori. Nell'ambito delle ricerche che costantemente facciamo per mantenere questo gap qualitativo, siamo arrivati a ragionare sul concetto di avvicinamento dell'impianto di produzione al campo di raccolta. L'idea ovviamente richiedeva uno sforzo tecnologico in termini di ricerca e progettazione e quindi anche finanziario, per cui era necessario che il progetto potesse offrire un output subito vendibile. In questo hanno agevolato gli evidenti vantaggi che offre la trasformazione sul campo, che elimina la necessità del trasporto del pomodoro all'impianto con tutti i problemi che comporta. Un altro vantaggio è che si ha pieno controllo sulla provenienza della materia prima. A questo punto abbiamo selezionato quattro dei migliori conferitori di pomodoro, scegliendo una qualità particolarmente pregiata, la Rosso Oro.

 Efa: Quando è partito il progetto esattamente?

Lecchi: Nel luglio 2019 abbiamo presentato l'dea all'amministratore delegato, dr. Francesco Mutti, al quale è piaciuta subito, tanto che alla fine dello stesso mese l'iniziativa ha avuto il via libera. Un anno dopo, in occasione della campagna 2020, è diventata operativa.

 Efa: Certo produrre passata di pomodoro non è come produrre vaccini, ma è stato comunque necessario un certo sforzo da parte dei vostri partner tecnologici per miniaturizzare impianti di trasformazione che di solito occupano migliaia di metri quadri.

Lecchi: Per questo è stata sviluppata una tecnologia apposita, che i nostri fornitori di impianti si sono impegnati a non estendere ai nostri concorrenti. Abbiamo stipulato con loro un accordo di riservatezza per cui la tecnologia non è liberamente accessibile.

Efa: All'azienda l'iniziativa è piaciuta subito. Ma i conferitori selezionati come hanno preso la notizia che avreste installato una fabbrica a ridosso dei loro campi?

Lecchi: Quando ho incontrato gli agricoltori coinvolti, a febbraio del 2020, ho chiarito subito che a noi occorreva solo lo spazio, non avremmo chiesto forniture di energia o acqua o presentato altre esigenze. Avremmo pensato a tutto noi, e questo li ha rassicurati.

Efa: Intendete applicare l'idea a tutti i vostri fornitori di materia prima?

Lecchi: No. Ce ne saranno altri nella prossima campagna, l'interesse è alto ma l'utilizzo su vasta scala di Instafactory non è nei nostri obiettivi.

Efa: Come provvedono questi microimpianti al fabbisogno di energia?

Lecchi: In tutti i modi possibili. E' uno degli aspetti su cui si stanno concentrando i nostri sforzi in campo tecnologico. Siamo partiti con soluzioni standard e adesso ne stiamo sviluppando di più innovative. Ovviamente uno dei tratti salienti di questi microimpianti di nuova concezione è il basso consumo di energia.

Efa: Il risultato del processo di trasformazione è un prodotto consegnabile, imbottigliato o scatolato, oppure un semilavorato?

Lecchi: Un semilavorato, che poi viene confezionato in azienda. A partire dalla prossima campagna, a luglio di quest'anno, dagli impianti mobili uscirà, almeno in parte, un prodotto finito, cioè pronto per la vendita. Saranno impianti sempre micro, ma più completi.

Efa: Temete che altri concorrenti tra non molto vi imiteranno?

Lecchi: No. E non perché ci riteniamo dei fenomeni, ma perché realizzando questo progetto ci siamo resi conto delle difficoltà tecniche che comporta. Inoltre è tagliato su misura sulle esigenze di aziende come la nostra, che è di fascia premium.

Efa: Più della metà delle vendite di Mutti è realizzata all'estero. Instafactory è stata pensata soprattutto in funzione dei mercati internazionali, dove il made in Italy è sinonimo di alta qualità e l'alimentare non fa certo eccezione?

Lecchi: Non esclusivamente, ma data l'importanza dell'export per la nostra azienda tutte le nostre iniziative devono tenere conto delle esigenze dei consumatori d'oltreconfine.

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EFA News - European Food Agency
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