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CLARA MOSCHINI

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Filiera alimentare: risposta ad interrogazione su pratiche commerciali sleali

Era stata presentata in Parlamento europeo da Paolo De Castro a febbraio scorso

Riportiamo la risposta all'interrogazione parlamentare presentata il 9 febbraio 2021.

"IT E-000772/2021 

Risposta di Janusz Wojciechowski a nome della Commissione europea (7/4/2021) 

Come stabilito dall'articolo 8 della direttiva (Ue) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali, prima del 1º novembre 2021, la Commissione metterà a disposizione del pubblico un'apposita pagina del sito web Europa con i recapiti delle autorità nazionali di contrasto designate ed i link ai siti web nazionali che forniscono informazioni sulle misure nazionali di attuazione. La Commissione ha già avuto contatti con una serie di fornitori di prodotti agroalimentari ed autorità pubbliche di Paesi terzi per informarli in merito alla direttiva. La Commissione proseguirà il suo lavoro di sensibilizzazione sulla direttiva per garantire che tutti i portatori di interessi siano ben informati sulle norme applicabili. La cooperazione tra le autorità di contrasto, stabilita all'articolo 8 della direttiva, può anche fungere da forum per scambiare migliori pratiche sulla diffusione di informazioni pertinenti nel modo più efficace possibile".

Sotto riportiamo la versione integrale dell'atto parlamentare:

"Interrogazioni parlamentari

9 febbraio 2021 

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000772/2021 alla Commissione Articolo 138 del regolamento 

Paolo De Castro (S&D) risposta scritta 

Oggetto: attuazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare

Il 17 aprile 2019 il Parlamento e il Consiglio hanno adottato la direttiva (Ue) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola ed alimentare, che si applica ai fornitori sia dell'Ue che di Paesi terzi che vendono ad acquirenti dell'Ue (come previsto all'articolo 1).

Affinché la direttiva raggiunga i suoi obiettivi, i fornitori agroalimentari dell'Ue e dei Paesi terzi devono essere consapevoli dei loro diritti e disporre di informazioni sui meccanismi per presentare reclami. Non offrire questi strumenti ai fornitori agroalimentari dell'Ue e di Paesi terzi comprometterebbe il conseguimento degli obiettivi fissati dalla direttiva. I fornitori dei Paesi in via di sviluppo sono particolarmente vulnerabili in quanto potrebbero avere minore accesso agli strumenti atti a far valere i loro diritti ai sensi della direttiva. Alla luce di quanto precede, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

1 Quali attività di sviluppo delle capacità intende attuare la Commissione per garantire che i fornitori agroalimentari dell'Ue e dei Paesi terzi siano consapevoli dei propri diritti nel momento in cui vendono ad acquirenti dell'Ue?

2 Quali azioni intende intraprendere con le delegazioni dell'Ue e la società civile per conseguire l'obiettivo summenzionato?

Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2021".

red/f - 18175

EFA News - European Food Agency
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