Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Integratori Omega 3 pericolosi per pazienti ad alto rischio

Secondo studio pubblicato dall'European Heart Journal


Uno studio appena pubblicato sull'European Heart Journal mette in guardia alcune categorie di pazienti dall’assumere integratori nel proprio regime alimentare. In particolare, i ricercatori hanno posto l’attenzione agli integratori Omega-3, ovvero quelli a base di olio di pesce spesso assunti senza indicazioni mediche. Acidi grassi apprezzati per i molti benefici, a partire da quelli per il sistema cardiocircolatorio. Eppure, secondo il nuovo studio gli Omega-3 potrebbero proprio aumentare alcuni rischi cardiaci. Per esempio, porterebbero a un maggior rischio di fibrillazione atriale. In particolare, lo studio dimostrerebbe come gli Omega-3 aumentino la probabilità di aritmia nelle persone con alti livelli di trigliceridi.

L'associazione di categoria Integratori Italia spiega che lo studio citato ha analizzato e combinato i risultati di cinque studi di intervento randomizzati e controllati su circa 50.000 pazienti totali ad alto rischio (25.000 trattati con omega-3 e 25.000 trattati con il placebo). Secondo i risultati, il rischio di aumento di fibrillazione atriale è risultato basso, in termini assoluti: l’effetto osservato e documentato dai ricercatori è un aumento del 37% del rischio di sviluppare fibrillazione atriale durante il trattamento con Omega-3. Si è osservato un eccesso di 179 casi di fibrillazione atriale tra 25.000 soggetti trattati per una media 5,7 anni. Il rischio assoluto, pertanto, è quantificabile in poco più di un caso in eccesso di fibrillazione atriale ogni 1.000 soggetti trattati per un anno. Inoltre, tale eccesso di rischio va considerato dal medico nel definire il rapporto rischio-beneficio del trattamento farmacologico con omega-3 in pazienti ad alto rischio con le caratteristiche di quelli studiati in questa metanalisi: va sottolineato infatti che circa il 70% dei pazienti osservati risultava diabetico, ed una quota significativa era in prevenzione secondaria, avendo già subito un infarto o un evento cardiovascolare. L’eccesso di rischio di sviluppo di una fibrillazione atriale dovrà in altre parole essere valutato dal medico in relazione ai benefici attesi (sulla trigliceridemia, o sull’aggregazione piastrinica, o ancora sul rischio di aritmie ventricolari, che vengono invece ridotte da questi farmaci, come ricordano gli stessi autori).

Secondo l'associazione pertanto "non esistono ad oggi elementi per ritenere che l’aumento del rischio di fibrillazione atriale possa riguardare anche le persone sane che utilizzano integratori di Omega-3. L’impiego di questi integratori, nella popolazione sana (in prevenzione primaria) punta infatti a sfruttare gli effetti fisiologici degli Omega-3 stessi, per esempio laddove l’apporto di questi acidi grassi con la dieta (derivano soprattutto dal pesce grasso) sia per vari motivi inadeguato, e non quelli di tipo terapeutico ottenibili impiegando farmaci specifici".

Allegati
red - 18776

EFA News - European Food Agency
Simili