Non riceve alcun finanziamento pubblico
Direttore responsabile:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Lavoro: convenzione tra imprenditori, sindacati e università

Il settore alimentare riparte dalle persone, dall’alta formazione e dalle relazioni sindacali

Unione Italiana Food, AssoBirra, Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, l’università degli studi dell’Insubria e la Rete Fondazioni Its Italia hanno firmato la convenzione per la realizzazione di corsi di alta formazione, per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro di tecnici altamente specializzati.

L’agroalimentare è il comparto che meglio ha resistito agli effetti economici della pandemia: grazie all’impegno e alla responsabilità delle persone, alla logistica e alla sicurezza ha garantito anche nei mesi di lockdown la produzione e l’arrivo sugli scaffali dei prodotti alimentari che gli italiani amano portare in tavola. In un momento in cui il paese si sta rialzando, l’industria alimentare mette in campo per la prima volta uno strumento di alta formazione qualificata, grazie ad un accordo sottoscritto tra tutti i protagonisti del mondo del lavoro (aziende, sindacati, università e Its) che vive all’interno delle aziende per facilitare l’ingresso nel lavoro in uno dei settori più ambiti e strategici dell’industria italiana.

Unione Italiana Food, AssoBirra, Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, l’università degli studi dell’Insubria e la Rete Fondazioni Its Italia sono i protagonisti della convenzione per la realizzazione di corsi di alta formazione, a partire da settembre, che prevedono il 30% della loro durata in azienda per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro di tecnici altamente specializzati. I corsi sono stati presentati oggi alla presenza di Mario Piccialuti, direttore Generale Unionfood, di Barbara Pozzo direttore del dipartimento di diritto, economia e culture (DiDec) e del presidente della rete istituti tecnici superiori Alessandro Mele, di Onofrio Rota, segretario generale Fai Cisl, Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil, Stefano Mantegazza, segretario generale Uila Uil.

Prende così vita un nuovo esempio di collaborazione che potrebbe essere adottato in altri ambiti alimentari. Saranno due i poli formativi: da un lato, la realizzazione di corsi e internship aziendali in collaborazione con la Rete Its con una formazione che spazia tra i diversi ambiti aziendali (tecniche di controllo qualità e valutazione ambientale, impianti e processi, certificazione nazionale e internazionale, filiere del made in Italy, legislazione alimentare nazionale, europea ed extra Ue, logistica e marketing, economia e gestione aziendale). Dall’altro, l’università degli studi dell’Insubria di Varese e Como, che ha messo a punto un percorso formativo per HR, R.S.U. (rappresentanza sindacale unitaria) e operatori sindacali con il dipartimento di diritto, economia e culture (DiDec).

Quello alimentare è un settore che non si è mai fermato e che comprende più filiere: quella agricola, dell’industria alimentare e delle bevande (lattiero-caseario, trasformazione ortofrutticola, produzione di pasta, elaborati di carne e macellazione, olio, vino), della distribuzione e della ristorazione. Nel primo trimestre 2020, a fronte di un crollo della produzione del manifatturiero (-11,7%), il comparto agroalimentare ha tenuto, crescendo dello 0,8% rispetto al primo trimestre del 2019. La voglia di cibo made in Italy cresce anche all’estero. Nel primo semestre 2020 le esportazioni dell’alimentare registrano una crescita del 3,5% su base annua, in controtendenza rispetto all’export complessivo del paese (-15%).

Non a caso, l’occupazione dell’industria alimentare è rimasta sostanzialmente stabile, con un lieve decremento nell’ultimo trimestre 2020 rispetto all’analogo periodo del 2019 (-0,4% contro il -1,9% del totale), stabilizzandosi sui 475mila occupati, pari all’1,9% del totale dei lavoratori. Le ore lavorate, invece, nell’ultimo trimestre del 2020 sono aumentate dello 0,9%, mentre nel complesso dell’industria e servizi sono diminuite del 7,5% nello stesso periodo. E durante i mesi di lockdown, 6 aziende alimentari su 10 hanno previsto incentivi e riconoscimenti per il personale che ha incrementato le ore lavorate.

Questo settore strategico del made in Italy ha bisogno di professionalità altamente specializzate e difficili da reperire. Lo conferma una recente analisi realizzata da Randstad Research, evidenziando che oggi il settore agroalimentare soffre di mancanza di personale tecnico specializzato, come tecnici dell’organizzazione e della gestione dei processi produttivi, meccanici e tecnici della produzione alimentare, specializzati nelle industrie pastaie, artigiani per i caseifici. Proprio per ovviare a questa carenza, l’industria alimentare ha innescato un processo virtuoso di formazione. Per la prima volta, tutti gli attori del mondo del lavoro collaborano insieme per un risultato comune, rafforzando il collegamento tra istruzione e lavoro per rispondere ai fabbisogni professionali espressi dalle imprese e creare opportunità di occupazione per i giovani nelle aziende alimentari.

hef - 20090

EFA News - European Food Agency
Simili