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CLARA MOSCHINI

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Allevamenti: meno emissioni coi foraggi di erba medica

Impattano 50 volte meno che la soia, secondo i dati Aife

Riconnettere la zootecnia con l’agricoltura per garantire la sostenibilità. È su questo concetto che si è dipanato un incontro al Sana di Bologna, promosso da Aife/Filiera Italiana Foraggi. Incontro voluto dalla Regione Emilia Romagna, che lo ha ospitato all’interno del suo stand nel corso della 33ma edizione del Salone Internazionale del Biologico e del Naturale concluso ieri.

Il presidente di Aife, Gianluca Bagnara, ha illustrato il progetto Medi-C-A-Rbonio (acronimo dicontabilizzazione delle emissioni e sequestri del carbonio nel processo produttivo del foraggio da prato di erba medica per valutarne il contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici) realizzato nell’àmbito del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Emilia Romagna che vede il coinvolgimento di 40 aziende produttrici di erba medica associate Aife e del Crpa di Reggio Emilia (Centro Ricerche Produzioni Animali) nel ruolo di partner scientifico (vedi articolo di EFA News del 7/9/2021).

Giunto ormai alla metà del suo percorso biennale, “il progetto vuole evidenziare e documentare i plus di sostenibilità ambientale dei foraggi da prati di erba medica valutando il contributo che le foraggere poliennali possono fornire al sequestro di carbonio nel suolo", ha spiegato Bagnara, ricordando che "in tema di emissioni l'erba medica produce un cinquantesimo di CO2 equivalente rispetto alla soia importata.

E di scelta strategica ha parlato nel suo intervento anche Duccio Caccioni, direttore del Centro Agroalimentare di Bologna, secondo il quale “il tema della produzione di erba medica nel nostro Paese è di estremo interesse non solo per l’elevato livello di salubrità delle produzioni che si ottengono dalla trasformazione lattiero-casearia – ha affermato – ma anche in termini di sostenibilità ambientale ed economica". 

“Il made green in Italy è uno schema di valutazione e comunicazione ambientale promosso e gestito dal ministero della Transizione ecologica finalizzato alla valorizzazione delle qualità ambientali dei prodotti italiani – ha dichiarato Pier Luigi Porta, ricercatore ENEA – Il Regolamento su cui si basa è entrato in vigore nel 2018 e definisce le modalità di calcolo e comunicazione delle prestazioni ambientali legate ai prodotti che intendono ottenere il marchio. Con il Product environmental footprint (Pef), la Commissione ha voluto armonizzare il modo in cui vengono calcolate le prestazioni ambientali dei prodotti e dei servizi, stabilendo i criteri dell’analisi di impatto potenziale sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. Le Regole di categoria di prodotto attualmente in sviluppo riguardano anche i foraggi essiccati”.

Sono circa 30 gli impianti di trasformazione dove viene conferita l’erba medica prodotta su 90mila ettari di superficie distribuiti tra Emilia Romagna, Marche, Veneto, Lombardia, Lazio, Umbria, Toscana e Abruzzo. Aife rappresenta il 90% della totalità dei foraggi essiccati e disidratati con una produzione che si aggira intorno a 800.000 tonnellate/anno, pari al 10% del totale nazionale, seconda in Europa dopo la Spagna che tocca 1,3 milioni di tonnellate. Circa il 60% della produzione di AIFE/Filiera Italiana Foraggi è destinata all’estero e il trend è in costante crescita; il fatturato aggregato dell’Associazione si aggira intorno ai 250milioni di euro/annuo ma con il giro di affari dell’intera filiera e dell’indotto la cifra raggiunge i 450 milioni. Circa 13.500 sono le persone che vi lavorano:1.500 dipendenti, 8.000 agricoltori e 4.000 tra terzisti e fornitori.

red - 20905

EFA News - European Food Agency
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