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Pomodoro di Pachino: la valorizzazione del prodotto in Italia e nel mondo

Intervista esclusiva con Salvatore Chiaramida, direttore del Consorzio di tutela

Si è tenuto ieri 12 ottobre, presso il castello Tafuri a Portopalo di Capo Passero (Siracusa) un importante workshop dedicato al pomodoro di Pachino (vedi articolo EFA News del 12-10-21) sul tema "Le proprietà nutraceutiche della Igp pomodoro di Pachino", e organizzato dal Consorzio di tutela. Per l'occasione, EFA News ha intervistato in esclusiva Salvatore Chiaramida, direttore del Consorzio di del pomodoro di Pachino Igp.

Quali sono i numeri del Consorzio e quanti gli associati?

Gli associati allo stato attuale sono circa 150. Il Consorzio è attivo da oltre 10 anni sul territorio e rappresenta circa 3 mila ettari di produzione fra i comuni di Pachino, Portopalo, Noto, Ispica della zona sud orientale della Sicilia.

Cosa sta facendo e cosa ha fatto il Consorzio per valorizzare il prodotto a livello nazionale?

Abbiamo fatto diverse campagne promozionali rivolte al consumatore, in modo che si riesca a distinguere il vero pomodoro di Pachino dal pomodoro tradizionale, perché spesso e volentieri tutto quello che è pomodoro viene spacciato per Pachino. Da questo punto di vista abbiamo l'onere di difendere quello che è il vero valore del nostro prodotto. Ad esempio alla fine di novembre saranno lanciati degli spot pubblicitari in occasione della trasmissione X Factor, dove metteremo proprio in rilievo questa territorialità del nostro prodotto, unico in tutto il mondo.

Dove viene esportato il prodotto e quali i paesi dove ha un feedback migliore?

Bisogna dire che è maggiormente presente sui banchi della grande distribuzione italiana. Tuttavia, negli ultimi anni c'è stato un interesse anche di alcuni mercati esteri principalmente Francia e Germania. I margini di sviluppo sono notevoli perché allo stato attuale il termine Igp non è ancora molto conosciuto dai consumatori europei. Pensiamo di presentare un’istanza con un progetto comunitario, che vuole, appunto, andare nella direzione di far capire cos’è nello specifico il pomodoro di Pachino e cos’ha di diverso rispetto agli altri pomodori tradizionali.

Durante il convegno abbiamo sentito dire che oggigiorno sostenibilità è sinonimo di qualità. In che modo il pomodoro di Pachino può definirsi “sostenibile”?

E’ sostenibile perché innanzitutto per produrre il pomodoro di Pachino vengono utilizzate delle serre fredde dove non c'è consumo di energia elettrica, questo grazie al fatto che la nostra zona è la più assolata d'Italia. Inoltre, per la sua coltivazione vengono impiegati insetti utili e viene vietato l'utilizzo di prodotti fitoregolatori di natura chimica, il che lo rende perfettamente in linea con le norme dettate sia dalla regione Sicilia che dalla comunità Europea.

Durante il convegno si è presentata la possibilità l’idea di utilizzare il Pachino per la realizzazione di prodotti funzionali, può spiegarci meglio di cosa si tratta? (vedi articolo EFA News del 13-10-21)

Siamo ancora all'inizio di questo percorso ma ci auguriamo che l'università di Catania, che ha mostrato interesse verso questa idea, possa affiancarci e soprattutto trovare le risorse e i fondi necessari affinché dagli scarti di lavorazione si possa generare un maggior reddito per i nostri produttori.

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EFA News - European Food Agency
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